Focacci:”Turismo di prossimità occasione unica per l’entroterra, ma dobbiamo sostenere il territorio”

Turismo di prossimità. Eccole le parole che in questi giorni sono croce e delizia dell’entroterra. Perchè è evidente che la prossima estate le vacanze all’estero non si potranno fare. E anche in Italia non è detto che si possa circolare troppo liberamente. E allora sarà molto probabile che ogni regione la sua stagione turistica la farà prevalentemente con i propri residenti. Ecco così che l’entroterra del levante può diventare davvero un luogo particolarmente affollato. Le richieste di affitto anche per più di una settimana stanno iniziando ad arrivare. L’interesse, insomma, c’è. Ma ci sono anche molti dubbi da parte di operatori del settore su come garantire la sanificazione e far osservare norme che al momento non sono troppo chiare.

Di certo in molti chiedono aiuti economici dalle istituzioni. Per questo la Regione ha chiesto ai vari Parchi della Liguria un censimento delle necessità e dei relativi costi per sostenerli, ma anche idee su come poter trovare i fondi che nel caso specifico, tra sostegni ai rifugisti, sistemazione dei percorsi e anche delle aree di proprietà, ammonta a poco meno di 300mila euro.

E così il documento inviato alla Regione diventa l’occasione per un’analisi del territorio e delle prospettive assieme al presidente del Parco Michele Focacci.

Presidente, la lista che il Parco ha preparato per la Regione è piuttosto ampia. C’è qualcosa che si può ritenere più fondamentale?

Innanzi tutto vorri ringraziare l’assessore regionale al turismo, Gianni Berrino per l’iniziativa. E’ stata un’idea molto apprezzata che ha manifestato la vicinanza dell’ente. Ne abbiamo approfittato per esprimere le nostre considerazioni, i possibili programmi e le richieste. L’aspetto più urgente è senza dubbio quello delle possibili riaperture al turismo delle strutture per l’accoglienza e delle attrazioni. Penso ai rifugi, ma anche alle visite nella foresta delle Agoraie e la miniera di Gambatesa. Ma nei nostri territori ce ne sono anche di private. Tutti dovranno adattare gli spazi, organizzare diversamente i fruitori e mettere in conto un accesso regolato, ma anche molto ridotto. Occorre dare agli operatori il tempo di adeguarsi e organizzarsi, e sapendo che vengono da un periodo di vacche magre, prevedere alcuni sostegni mirati per acquisto attrezzature, modifiche alle strutture ecc. Occorrerà prevedere bandi per il turismo appositi e indirizzare anche quelli del psr a questa emergenza. Confido che gli assessori Mai e Berrino su questo facciano squadra.

Sta per arrivare l’estate e l’entroterra potrebbe diventare molto frequentato con il turismo di prossimità. Lei che opinione si è fatto?

Difficile sapere bene ora cosa andrà a succedere tra un mese. Diciamo che in montagna dovremmo cogliere l’opportunità di quanto sta succedendo, trasformare questa criticità diffusa in una risorsa. Tanti liguri non potranno andare in vacanza, fuori o all’estero: potrebbe essere l’occasione di tornare a farli fidelizzare alle mete turistiche montane della loro regione, le stesse, se ci si pensa, della villeggiatura dei loro nonni o genitori. Solo che oggi sono più moderne ed accessibili, ma allo stesso tempo tranquille e in grado di offrire i sapori, la campagna e la natura di una volta. Molti riapriranno le seconde case, magari trascurate da anni, e potrebbero decidere di usarle più spesso e più a lungo, anche per il lavoro o la scuola a distanza. Sarebbe un bell’innesto di linfa in tanti paesi e borghi spopolati, che tornerebbero ad avere persone e quindi servizi. Un’inversione di tendenza che porterebbe economia e rinascita, e credo anche maggior cura del territorio

Qual è la preoccupazione maggiore di chi ha una struttura ricettiva?

Credo capire se gli investimenti oggi richiesti, per di più in un momento di crisi e di zero introiti, possano essere ripagati da un effettivo ritorno della clientela. Per questo credo che occorra che la regione e lo stato debbano pensare a politiche di sostegno ad hoc.

Però c’è davvero la possibilità di mostrare ai turisti l’entroterra. Potrebbe essere un’occasione irripetibile per attirare turisti e poi farli tornare…

Esatto, come appunto dicevo prima, la storia insegna che dalle crisi si esce più forti e scaltri…

Strade e telefonia, però, non aiutano…

Questi sono altri punti su cui abbiamo fatto le nostre considerazioni alla Regione. La gente verrà qui in vacanza o a riaprire le case o addirittura per trasferirsi, magari grazie al lavoro agile: occorre allora maggior connessione e copertura di internet e telefonia mobile. Ma bisogna farlo subito!

Il Parco nonostante il lockdown non si è mai fermato. Gli uffici ad esempio hanno continuato a lavorare in smart working. Che novità dobbiamo aspettarci?

Intanto sono contento che non abbiamo perso un minuto né lo abbiamo fatto perdere a nessuno. Col lavoro agile abbiamo tenuto in sicurezza il personale e i nostri interlocutori e siamo riusciti anche ad appaltare tutti i lavori oggi in corso e a riaprire i cantieri chiusi per l’inverno, come se non fosse successo nulla, ovviamente nel rispetto delle norme anticovid. Stiamo anche dedicando tempo e risorse a interventi di riqualificazione di sentieri, rifugi e soprattutto della miniera di Gambatesa che, alla riapertura, splenderà come un gioiello, pronta a raccogliere i visitatori. Per gli uffici pensiamo di riaprire gradatamente, in linea con gli altri uffici pubblici della Regione, da cui dipendiamo, e degli altri Parchi. Il personale ha quasi lavorato più in questa situazione, fronteggiando e superando anche ostacoli tecnici e tecnologici non da poco. Di questo sono contento. Tengo comunque a precisare che il Parco è sempre stato, in tutto questo tempo, presidiato la mattina da una o due persone, in contatto con me, con il pubblico (per telefono o per email) e con i colleghi, in modo che tutto il lavoro, anche burocratico, procedesse senza intoppi né ritardi.

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