Piana dell’Entella, Dasso scrive a Toti e Mangiante

Lavagna. Il futuro della Piana dell’Entella, la salguardia della zona di opregio ambientale e storico, vanno di passo con la sicurezza dell’area. Il tema continua a tenere banco nel territorio. A Lavagna, Gianni Dasso, artigiano e membro del consiglio di amministrazione della Cooperativa Agricola Lavagnina, ha scritto al presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Il documento è stato inviato anche alla giunta Mangiante. Ecco di seguito il testo integrale:

Caro presidente,

non molto tempo fa in occasione della sua visita istituzionale nel centro storico a Lavagna, abbiamo avuto il privilegio di averla ospite nella nostra bottega in caruggio.

Si ricorda? Ha piegato insieme a noi i pansoti e ha assaggiato il nostro pesto.

Presso la Torre del Borgo, dove l’amministrazione comunale aveva  preparato una piccola degustazione, con in mano un piatto di corzetti, abbiamo avuto la possibilità di scambiare due parole, sui i problemi e le questioni riguardanti la nostra amata città.

Abbiamo parlato di scuola alberghiera, di turismo e di spiagge, di conservazione e promozione del nostro territorio, in particolare del patrimonio olivicolo, e, in ambito produttivo – ambientale anche della piana agricola dell’Entella e della Diga Perfigli – “un muraglione” che, come una spada di Damocle, pende sulle nostre terre da quasi un decennio.

A questo proposito, Lei, seppur consapevole dell’avanzato iter progettuale aveva accolto le mie perplessità e manifestato un serio impegno alla verifica e all’approfondimento della questione. 

Le ho testimoniato come, con la mia famiglia, affianchiamo e promuoviamo da anni l’azione di comitati di cittadini che con movimenti di opinione ed iniziative  si battono affinché quel progetto – sovradimensionato, deturpante, secondo molti esperti ormai datato e superato da più moderni  criteri per la messa in sicurezza idrogeologica e, per alcuni, addirittura pericoloso – venga abbandonato e che quei fondi, se ancora disponibili, possano essere utilizzati per una mitigazione del rischio più funzionale,  e meno invasiva.

Perché, se posso permettermi, secondo molti di noi, gente del popolo forse un po’ ingenua, per evitare conseguenze drammatiche in caso di alluvione, sarebbe sufficiente applicare poche, buone, norme di manutenzione: ricompattare il seggiun, (il vecchio argine napoleonico che per secoli ha protetto egregiamente la nostra città) ripristinare gli argini – abbandonati nel degrado dall’ultima alluvione –  togliere il tappo sabbioso alla foce dell’Entella, mantenere pulito e dragare il letto del fiume quando necessario.

Caro presidente, i tempi sono corsi veloci e solo  pochi giorni dopo il nostro incontro e a ridosso delle elezioni  l’iter progettuale della Diga si è manifestato  attraverso il deposito degli espropri per i proprietari,  da parte degli uffici competenti.

Mi permetto, a questo punto, di chiederle di tornare a Lavagna, come presidente rieletto, se potrà, tra i suoi numerosi impegni, anche solo per un paio d’ore:

vorrei mostrarle la piana  come è nelle sue condizioni attuali, un polmone verde e inviolato (zona SIC, protetta dalla Comunità Europea e Oasi Faunistica) ma soprattutto, per non fare quella poesia di cui spesso sono tacciato, coltivata!

Sapientemente coltivata, fonte di economia e di reddito per numerose famiglie, – memore dei numerosi ortolani che, al tempo dei Bastian, portavano ogni giorno i loro prodotti sino al mercato di Genova – ancora ricca e produttiva…. vorrei che la vedesse poiché, sono certo, che Lei, da sempre paladino e promotore delle nostre ricchezze enogastronomiche, potrà facilmente rendersi conto dell’abbondanza che quel territorio preserva.

Un territorio che va tutelato e garantito nella sua autentica vocazione: produrre quelle tipicità orticole a cui anche Lei ha dimostrato tenere. Pesto Patrimonio dell’Unesco? Si, anche con il basilico di Lavagna!

 

E le assicuro, non è solo il basilico – quello con cui abbiamo preparato il pesto che ha assaggiato – che proviene da quegli orti, a renderli per noi preziosi ma, i cavoli  (còi), neri, navone, broccoli e gaggette e i piselli (l’erbeggia), nelle varietà autoctone  con cui Lavagna è nota nel mondo,  le scorzonere e le radici (radicce), i porri, la borragine, gli spinaci, i pomodori, i fagiolini e le cipolle (çiòulette)... un  territorio comparabile per assetto solo alla Piana di Albenga, una risorsa di varietà orticole a cui noi artigiani di Lavagna non possiamo e non vogliamo rinunciare perché sono nostre, caratterizzano i nostri prodotti e il loro sapore rendendoli unici!

Una opportunità che non possiamo sottrarre alle nuove generazioni, anche a quelle che oggi, in punta di piedi, si stanno riaffacciando all’agricoltura (incredibile ma vero!).

Una opportunità, che il progetto per la Diga Perfigli, l’opera e il cantiere, potrebbero cancellare per sempre.

Infine presidente, una riflessione: ho letto a mezzo stampa che il 14 di questo mese incontrerà il nostro Sindaco, quello della vicina Chiavari e il presidente della Città Metropolitana ad un tavolo con  i tecnici e i funzionari che hanno seguito il progetto e il suo sviluppo.

Spero che in questa occasione la Politica – lo scrivo con la lettera maiuscola perché io credo ancora e profondamente nella Politica –  possa avere un ruolo importante.

Spero vivamente che la Politica, abbia la forza di invertire la rotta, la forza di “cambiare” direzione, nel reale interesse pubblico, per la sicurezza delle persone e il giusto sviluppo del territorio.

Con miei migliori saluti. La aspetto.

Gianni Dasso

artigiano produttore di pasta fresca e pesto genovese con il basilico di Lavagna

membro del consiglio di amministrazione della Cooperativa Agricola Lavagnina

9 risposte

  1. A mio modesto parere sarebbe bello se queste risorse venissero utilizzate per ripristinare tutti i vecchi terrazzamenti esistenti sul nostro stupendo territorio , costati sudore e fatica ai nostri avi, visto che clima e cinghiali li stanno lentamente erodendo ed annientando.
    Quindi considerato che l’acqua viene dal cielo, e ultimamente con una certa impetuosità, credo che cercare di rallentarla, possa essere buona cosa, ci vuole poco a capirlo, basta guardare scorrere l’acqua lungo una discesa oppure in una scalinata.
    Per concludere, rammento che il Ponte della Maddalena, ad esempio, avrebbe molte più arcate che non quelle due o tre dove adesso é costretto a scorrere il fiume e se nel 1210 ci avevano pensato il motivo ci sarà stato

    1. Il Signor Dasso ha espresso con estrema chiarezza quanto (quasi) tutti noi Lavagnesi pensiamo. Speriamo che sia ascoltato.

  2. L’intervento di manutenzione reclamato soddisferebbe non solo Lavagna ma, in parte, andrebbe a beneficio della città di Chiavari. Bisognerebbe unire le forze e dimenticare le incomprensioni del passato, ragionare con un’unica testa. Del resto il Tevere taglia in due Roma ma non per questo ci sono due modi di ragionare. L’interesse deve essere comune.

  3. …condivido il tutto caro Dasso ….però non mi fido più delle promesse elettorali del Toti reiterate anche pr questa tornata ..e nel frattempo l’iter MURAGLIONE prosegue

  4. Bell’articolo….ma nonostante le ottime considerazioni del Sig. Dasso, ricorderei che molti tecnici (di tutte le parti di Italia) hanno proposto al mondo politico ligure, soluzioni alternative. Non sono stati molto ascoltati, nonostante relazioni tecnico/scientifiche, pubblicazioni, report di enti di ricerca ed universitá.

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