Gambatesa a Ski Mine per altri tre anni, Focacci:”Offerta in linea con le esigenze”

Gambatesa a Ski Mine per altri tre anni. Il Parco dell’Aveto ha risolto così la questione del rinnovo del museo minerario della val Graveglia coincisa, tra l’altro, con l’emergenza sanitaria. Proprio questo aspetto non ha aiutato. In un momento come questo, infatti, non era facile trovare un gestore pronto ad accollarsi per dieci anni le miniere con la possibilità di pagare un affitto quasi simbolico, ma l’obbligo anche di apportare migliorie importanti.

Per questo motivo (legato alle incertezze sul futuro) la gara di affidamento è andata deserta. A quel punto il Parco ha aperto una trattativa privata con Ski Mine, la società bresciana che dal 2016 ormai gestisce Gambatesa.

L’accordo è stato trovato sulla base di un canone annuo di cinquemila euro, la manutenzione ordinaria di tutto il sito (tredicimila euro ogni anno) e l’effettuazione investimenti pubblicitari per rilanciare il sito e per riportare l’attività su un trend economicamente positivo.

«L’attuale situazione di emergenza epidemiologica, oltre a comportare la chiusura al pubblico della struttura, non consente al momento ipotesi di breve o medio periodo di procedure utili per la futura concessione ai fini di una gestione rinnovata e durevole del complesso – spiega il presidente del Parco Michele Focacci -. D’altra parte si evidenzia la necessità urgente di provvedere quanto prima ad assicurare allo stesso continuità di presidio e manutenzione, svolgimento di eventuali opere di riqualificazione e miglioria, e garanzia di condizioni per la riapertura non appena la situazione epidemiologica lo consentirà. Ecco perché abbiamo considerato la proposta di Ski Mine utile, conveniente e funzionale alle attuali esigenze di presidio e mantenimento della struttura, senza dimenticare che, come Parco, siamo contenti del lavoro che è stato fatto dalla riapertura a oggi».

Per il futuro il Parco ha progetti di ampliamento del percorso visitabile all’interno delle miniere. Grazie ad un contributo di 60mila euro provenienti da fondi Gal si spera di riaprire presto la grande camera di coltivazione che si trova alla fine della galleria Cadorin, l’unica attualmente aperta, ma anche rendere fruibile al pubblico la sovrastante “zona delle botti” a cui si accede attraverso una scenografica rimonta.

Intanto, anche in tempi di lockdown, i lavori di manutenzione proseguono per permettere, quando sarà possibile, di riaprire con le dovute precauzioni. Durante uno degli ultimi sopralluoghi, è stata notata una singolare novità: il grande masso (7-8mila tonnellate) sovrastante l’area di cui anni fa era stato evidenziato il rischio crollo e su cui c’era un piano di intervento da 65mila euro, è effettivamente crollato da solo, in silenzio e senza provocare danni. Nell’immagine un confronto arero della zona prima e dopo il crollo del masso.

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