Genova. Era il giorno della verità dove Fabio Fognini era costretto a vincere per far rimanere in gioco l’Italia nella quarta sfida con la Francia nel quarto di finale di Coppa Davis a Genova. Sul centrale di Valletta Cambiaso, campo Beppe Croce. Fognini parte bene. Mette la testa avanti. Poi gli errori, i pensieri negativi. La palla che si ferma troppe volte sulla rete. E tutto finisce, per gli azzurri, dopo oltre tre ore di tennis. Fra racchette rotte e parolacce.
La cronaca. Nel tennis chi molla è perduto e Fabio entra in campo centrato e carico: tanto che il primo game viene capitalizzato alla prima occasione concessa dal francese, Lucas Pouille. (nona partita in carriera in Davis). Peccato che due dritti sbagliati da Fognini gli permettono di brekkare l’azzurro. Fognini gioca almeno tre metri fuori dalla linea di fondo e si appoggia bene sul servizio di Pouille. E con un doppio fallo il “blues” perde ancora il servizio e il ligure torna avanti (2-1). Continua a fare gioco e fa secco Pouille, salendo sul 3-1.Un brivido quando Fognini da 40-15 si fa raggiungere sul 40-40 ma poi un rovescio incrociato sopra la rete regala il quinto game all’Italia. Le magie di “Fogna” scaldano Valletta Cambiaso, un po’ troppo “british” fino a ieri. I francesi tornano a conquistare un game (2-5). Con un ottimo turno di servizio Fognini si procura due set point: il primo lo spreca mandandolo in rete il dritto ma poi con una solida palla di servizio chiude il primo: 6-2. Le statistiche: 67% per cento con la prima per Fognini, 26% per l’avversario. Punti vinti con la prima per l’azzurro ben 13 e 5 da Pouille, Sette vincenti del ligure contro 3 del transalpino. Tre errori non forzati per ognuno dei due.
Il secondo set è tutta un’altra musica. Nessun punto conquistato per chi risponde nei primi due game (1-1). Nel terzo Fognini si conquista due break point che, però, non sfrutta per suoi demeriti (2-1). Pouille, invece, dopo la paura, strappa il servizio a Fognini (3-1). Tiene poi il suo servizio (4-1) e l’azzurro fa soffrite l’Italia del tennis. L’azzurro perde serenità un nastro dice di no all’Italia e sembra un segno premonitore: Fognini va sotto 5 a 1. Eppoi in poco più di un’ora (6-1) “è tutto da rifare”, come diceva un mito italico del ciclismo (Gino Bartali, ndr) quando le cose andavano bene.
Nel terzo il ligure comincia bene, Pouille torna insicuro e l’Italia vola sul 3-0 ma ad un tratto Fognini si perde nei discorsi fra se e se: sbaglia palle corte, spara i dritti a rete. La partita si riapre (3-2). I francesi arrivano sul 3 pari. Fognini sembra preda della fretta. Sempre cattiva consigliera, specialmente nel tennis. Il miglior Fognini fa capolino e torna avanti: 4-3. e-poi per la seconda volta l’Italia avanti nel terzo con colpi chirurgici di un Fognini a corrente alternata. Serve essere centrato nel momento cruciale del match ma lui non lo è e perde il servizio: 5-4. Serve Pouille e il sorriso ironico di Fabio al cambio di campo non fa ben sperare. “Fabio. Fabio” il tifo che si alza, finalmente, dal Beppe Croce e il ligure tiene duro rimanendo in corsa con colpi di genio. Ma è la sua sregolatezza a punirlo e a spedirlo al tiebreak. Il “gioco decisivo” è stato caratterizzato da cinque errori di Fognini. Al secondo dei tre set point Pouille allunga (7-3 il tiebreak). Il tennista di Arma di Taggia è il peggior nemico di se stesso quando perde lucidità: costruisce il gioco ma poi spreca tante palle break (oltre il 60 per cento).
Nel quarto Fognini perde più volte la testa (0-3), si riprende (3-4). Fa colpi di gran classe. Ma non basta. Sembrava la vittima sacrificale: 6-3. Sconfitto da Pouille per la seconda volta. Peccato. Tormento ed estasi: come abbiamo detto nella prima giornata. Davis adieu. Onore alla Francia.
La critica. Note negative extra tennis giocato: le tribune superiori non davano l’opportunità di vedere bene il campo tanto che il pubblico è dovuto stare sempre in piedi, con ovvi disagi. ESembra fosse l’unico modo per installare le tribune sopra al Centrale senza creare danni ad una struttura per troppo tempo lasciata andare dal Comune. Ed ancora brutto il frasario degli addetti ai lavori, giocatori compresi, poco urbano di fronte al pubblico e ai giovani raccattapalle. Solo otto i giudici di linea liguri presenti sul rosso mentre i restanti sono arrivati da fuori regione. E, dulcis in fundo, Fognini che “fusta” le racchette, come dicono i giovanissimi del tennis. Un esempio inadeguato.









Una risposta
Peccato. D’altra parte il grande problema di Fognini è sempre stata la “testa”che ha sempre condizionato il rendimento e comportamento sul campo.
Resto sempre convinto che sarebbe il momento di qualche cambiamento e di dare delle opportunità a qualche giovane promessa specialmente in previsione futura.
Complimenti per gli articoli di questè tre giornate e buona domenica a tutti.