Borzonasca. Dopo la riscoperta dell’anno scorso, anche in questo 2018 a Prato Sopralacroce, nel territorio di Borzonasca, si ripete il “Cantamaggio”, anzi il “Cantama…ngio”, con appuntamento già sabato prossimo, 28 aprile.
La festa itinerante inizia alle 14, come spiega la nota divulgata dalla Città metropolitana di Genova : “Da Prato Sopralacroce la festa si muoverà con tante tappe da Perlezzi a Prato e Zanoni, da Vallepiana a Belvedere e Bevena, permettendo ai visitatori di scoprire carruggi e piazzette assaggiando i piatti tipici del nostro entroterra – dalla baciocca alla torta di riso e ai ripieni – e ascoltando storie e leggende, allietati dalle fisarmoniche di Varese Ligure e Zolezzi e dal Coro Polifonico di Santo Stefano d’Aveto.”
La nota della Città metropolitana ricostruisce così, su un piano storico, la tradizione in tutto il territorio del Parco dell’Aveto:
In Val Graveglia il Cantamaggio era l’occasione per dichiarare il proprio amore alla propria amata, con l’aiuto di un gruppo di amici. Gli uomini andavano nel bosco e tagliavano un bel castagno novello da portare a mezzanotte a casa dell’amata, decorato con rose e rami di maggiociondolo; doveva essere il più alto possibile, fino a superare l’altezza della casa, per essere ben visibile a tutti, e normalmente rimaneva al suo posto fino all’anno successivo. I ragazzi trasportavano l’albero cantando fino alla casa della ragazza, dove venivano ben accolti e rifocillati dalla famiglia della prescelta, con ravioli, gallina bollita, cima ripiena, dolci e, naturalmente, tanto vino! E il canto …maggio giocondo, rallegra tutto il mondo… durava fino all’alba.
A Santo Stefano d’Aveto il Cantamaggio è ancora oggi un raduno spontaneo di amici che a mezzanotte, portando un ramo di ciliegio, passano sotto tutti i balconi per annunciare cantando l’arrivo della primavera. E se un tempo il gruppo di cantori era formato da soli uomini, che non si facevano mancare l’occasione di cantare con enfasi sotto le finestre delle ragazze da marito, come in una sorta di serenata, oggi anche le donne si uniscono al gruppo.
n Valle Sturla, invece, il ‘portar maggio’ prendeva una forma meno romantica e più goliardica. Anche qui era usanza portare gli alberi davanti alle case delle ragazze del paese, ma ogni pianta aveva un significato speciale: çêxa (ciliegio) figgia de gêxa, öna (ontano) figgia bona, e nôxa (noce) figgia spozâ, mentre l’acacia era destinata alle fanciulle un po’ meno morigerate. Gli alberi venivano trasportati in gran segreto durante la notte fino alle case delle ragazze, che al risveglio trovavano la pianta e in base al suo significato ci ridevano su o si infuriavano.