Cavalli selvaggi in Val d’Aveto: interrogazione in Regione

Aveto. Cavalli selvaggi in Val D’Aveto, Gianni Pastorino, Rete a sinistra&liberaMente-Liguria, ha presentato un’interrogazione, sottoscritta dal collega di gruppo Francesco Battistini, in cui ha chiesto alla giunta linee guida efficaci per proteggere i cavalli selvaggi della valle, ma anche  il territorio circostante, <non creando con notizie inesatte confusione tra operatori turistici e turisti stessi. E’ quindi opportuno precisare la differenza tra cavalli tenuti al pascolo brado, quindi con un proprietario, o, peggio, abbandonati>.

Pastorino ha rilevato, infatti, che la popolazione equina della Valle Sturla (Parco dell’Aveto) è unica nel suo genere in quanto, da più di 20 anni completamente rinselvatichita, non ha alcun contatto con l’uomo e ha sviluppato dinamiche di branco etologiche ed ecologiche tipiche dei cavalli che vivono in natura e che ormai si ritenevano estinti in tale ambiente. L’assessore regionale ai parchi e all’entroterra Stefano Mai ha chiarito che le immagini alle quali si riferisce Pastorino, e con le quali probabilmente si volevano trasmettere emozioni e fare marketing territoriale, sono state scattate a Torriglia, dove c’è un allevamento e con ogni probabilità è da lì che sono scappati gli animali. Mai, ha quindi affrontato la questione relativa ai cavalli inselvatichiti dell’Aveto che, ha detto, possono rappresentare una risorsa, ma che comportano risvolti negativi. E’ stato varato un piano che tiene conto di entrambi gli aspetti: <I cavalli inselvatichiti sono, infatti, animali da allevamento abbandonati da tempo che non temono la presenza dell’uomo, ma si avvicinano ai centri abitati in cerca di cibo e questo  può, tra l’altro,  provocare problemi alla pubblica incolumità>. Al piano hanno lavorato la Regione insieme all’Istituto Zooprofilattico, il Parco dell’Aveto  e l’Università: è un progetto pilota che, se finanziato, secondo l’assessore potrebbe fornire una gestione ecologicamente e socialmente sostenibile del fenomeno. Mai ha dichiarato che è stato chiesto un finanziamento  di circa duecentomila euro alla fondazione Compagnia di San Paolo di Torino, che dovrebbe esprimersi entro la fine dell’anno, e ha sottolineato che l’assessorato alla sanità ha già investito fondi a Borzonasca e Leivi per affrontare il problema.