Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi.
NIETZSCHE
THE BEATLES BOND
L’uomo non può vivere senza miti o meglio: non può vivere senza un sistema di pensiero mitico che integri in se stesso l’intero fenomeno dell’esistenza.
Grazie al mito, la realtà assume un significato e si presenta all’uomo sotto la categoria dei valori.
Mi viene in mente “Two Steps Behind” dei grandi Def Leppard in questo preciso punto:
“There’s a magic running through your soul
But you, you can’t have it all
Whatever you do – I? ll be two steps behind you
Wherever you go – and I?ll be there to remind you
That it only takes a minute of your precious time
To turn around, I?ll be two steps behind
Yeah baby, two steps behind
Oh sugar, two steps behind”.
Proviamo ad immaginare assieme cos’è questa magia che attraversa l’anima?
E’ il legame, dal latino legare, in psicologia, domina la teoria del doppio legame, elaborata dallo psicologo statunitense G. Bateson, per spiegare patologie del comportamento in un soggetto che abbia ricevuto ripetuti messaggi contrastanti da persona a cui sia fortemente legato da un vincolo di dipendenza affettiva e che si sia quindi trovato a fronteggiare dilemmi psicologici non risolvibili.
Ora, senza entrare nel patologico, ogni rapporto tra fan e cantante o gruppo diventa amabilmente “morboso”, anzi è quel quid che fa muovere l’anima, che aggiusta quei momenti difficili, che asseconda gli umori del momento e nello stesso tempo che fa crescere l’artista.
C’è una sorta di totemismo, comunemente considerato una pratica religiosa tribale, basata su un oggetto di forte valore simbolico, detto appunto totem. E’ un misterioso legame che unisce tutte le cose dell’Universo.
Difficilmente funziona se non c’è questa alchimia, credetemi.
La svolta della sua vita avviene per caso. Un giorno, insieme a un amico capita al Cavern. È un seminterrato fumoso, buio, una ex cantina con archi e uno spazio centrale dove sono ammucchiate un centinaio di sedie; in fondo, sopra un piccolo palco si esibiscono giovani musicisti.
È il 1961 e lei sente suonare per la prima volta quattro sconosciuti, che giocano a fare i duri vestiti di pelle nera e si divertono come matti scherzando con il pubblico, in gran parte femminile. Li ascolta rapita (“non avevo mai sentito niente di simile…”) e si ferma a chiacchierare con loro. Terminato il lavoro di dattilografa, torna al Cavern ogni giorno fino a diventarne una presenza abituale, “quasi parte dell’arredo”, dice lei.
Col tempo, cresce la confidenza con i quattro ragazzi: Paul il simpatico, John l’ombroso, George il taciturno e Pete il bello, che verrà presto sostituito da Ringo.
La sua assiduità al Cavern e i suoi modi amichevoli non passano inosservati e una sera Brian Epstein, manager del gruppo, le propone di lavorare per loro: lei risponde semplicemente: “andiamo!” Così le viene approntato un piccolo ufficio all’interno del Nems, il magazzino di elettrodomestici e dischi degli Epstein, a Liverpool. Ingenuamente aveva indicato come indirizzo del Fan Club il suo domicilio; in breve tempo tempo però le lettere aumentano, sino a diventare sacchi di posta, sotto lo sguardo sgomento del padre che non trova più nemmeno le bollette di casa!
La dimensione mondiale del successo dei Beatles è una sorpresa anche per lei.
Il suo compito si rivela entusiasmante per un verso, ma anche immenso: si trova a rispondere a 3000 lettere al giorno. Lavora fino a notte fonda per cercare di rispondere a tutti, anche alle richieste più stravaganti (“mi mandi i capelli di Paul?…”; “Ti invio questa federa, puoi chiedere a Ringo di dormirci sopra e rispedirmela?”) e, quando i “ragazzi” – come li chiama – passano dall’ufficio li blocca per soddisfare quelle richieste o far autografare le foto che poi invierà alle fan; spesso, a sorpresa, si fa trovare nelle rispettive case quando sa di poter trovare Paul o George, o John o Ringo: “mentre stai lì a guardare la televisione mi puoi firmare un po’ di roba…?”.
Nel 1968 i Beatles prendono casa a Londra e aprono l’Apple’s Studio. Con il successo internazionale del gruppo spetta a lei spesso mantenere i contatti con le famiglie, diventandone amica e confidente.
Pur conservando la sua naturale gentilezza è una tigre nel difendere la vita privata dei suoi amici. Con la stessa perseveranza rifiuta ogni possibilità di ottenere vantaggi economici dalla sua posizione privilegiata, invidiata da milioni di giovani in tutto il mondo.
Alla fine degli anni ’70, così vicina ai quattro di Liverpool, capisce che ormai il gruppo non esiste più, John, Paul, George e Ringo hanno una propria vita e differenti interessi e ambizioni. Continua a lavorare per loro fino al 1972. Chiuso ufficialmente il Fan Club, nell’ultimo «Beatles Book », (dicembre 1969) l’editoriale si conclude con “please do not write again”. Nonostante ciò, per altri tre anni, continuerà da casa a rispondere a tutte le lettere che le arriveranno.
Terminata quella intensa esperienza, ripone in soffitta tutto il materiale relativo al gruppo: fotografie, documenti, appunti, ritagli di giornali. E anche se, solo con gli autografi, avrebbe potuto arricchirsi, ne regala gran parte ai fan e inizia una nuova fase della sua vita.
Costei è Freda Kelly, che senza social network, ha realizzato un sogno, lavorando duramente con passione ha creato quell’alchimia iniziale di cui parlavo.
Il miglior complimento che si possa ricevere è “si vede che lo stai facendo con passione”, la passione esce, non può restare chiusa e confinata, incatenata in un angolo, non può essere ignorata e dimenticata.
La passione invade il mondo. Puoi trovarla in un mestiere, in un volto, in un luogo.
Ah dimenticavo, un giorno, per caso.
Linda Dell