Crocifisso di San Rocco, sabato la presentazione del restauro

Ne. Sabato 24 luglio alle ore 18, a Zerli, la restauratrice Margherita Levoni, studio Oberto di Genova, illustrerà l’opera di recupero conservativo sul Crocifisso conservato nell’Oratorio di San Rocco, reso possibile grazie al bando “RestauriAmo l’arte nella diocesi di Chiavari”). Alla presentazione, interverranno don Paolo Nicora, parroco della chiesa di San Pietro in Zerli, Francesca Garibaldi, sindaco di Ne e Massimiliano Cassinelli, della Confraternita di San Rocco.

Il Crocifisso fa parte di uno dei numerosi “cristetti” processionali di confraternita, individuati e censiti nell’ambito di un importante percorso di ricerca, condotto dagli storici dell’arte della Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici per la Città metropolitana di Genova e la provincia di La Spezia ed è espressione diretta ed eloquente di un profondo sentimento religioso che diede vita alla diffusione di quelle confraternite che, nel Quattrocento, nacquero in virtù di una volontà di rinnovamento spirituale della Chiesa, in seguito allo scisma di Avignone.

L’opera è riapparsa, oggi, nelle sue forme lineari e nella sua essenza lignea in pioppo come, nel quarto/quinto decennio del secolo XV, un ignoto scultore ligure l’aveva scolpita, intagliata e dipinta. È, inoltre, grazie a testimonianze storiche, che si può ipotizzare che, i pesanti rifacimenti subiti nei secoli, siano stati realizzati a seguito di una gravosa caduta del Cristo. In effetti, pare che, proprio a causa dell’ingente danno strutturale subito, l’opera sia stata completamente stravolta in un’ottica settecentesca, aumentando lo spessore dell’originale modellato, con l’utilizzo di malta cementizia, aggiungendo il panneggio dorato e la corona di spine fino a raggiungere l’aspetto che aveva prima del restauro.

In accordo con la dottoressa Paola Traversone, della Direzione Lavori della Soprintendenza di Genova e, considerati i numerosi passati interventi e l’incredibile e rara scoperta stilistica, si è scelto di procedere nell’opera di restauro portando alla luce il modellato e lo strato pittorico originale, eliminando tutti quei materiali di cui, scrupolose analisi, ne hanno rivelato l’incoerenza.

Particolarmente importanti sono stati gli interventi strutturali sulle braccia e sulla testa, ove sono stati eliminati tutti i chiodi moderni di fissaggio da entrambe le braccia e sono stati sostituiti da spine lignee. Per la testa, invece, è stata ripristinata l’antica postura, eliminando un cuneo, non coevo, in legno di castagno. La tecnica dello spuntinato e delle velature ad intonazione di colore ne ha poi permesso la reintegrazione pittorica, mentre per la creazione del nuovo panneggio, si è utilizzato lino antico cucito a mano da Mariolina Rella, specializzata nel restauro di tessuti.

In conclusione, va altresì sottolineata, l’importanza della futura programmazione di un piano di manutenzione ordinaria, necessaria al monitoraggio e al mantenimento dei benefici dell’intervento effettuato su questo Crocifisso, che la comunità di San Rocco di Zerli venera e custodisce con devozione dal 1500.

“Quest’opera, che per la nostra comunità ha sempre avuto un forte valore votivo, è stata definita dagli addetti ai lavori “più unica che rara”,- ci spiega Massimiliano Cassinelli della Confraternita di San Rocco. Prima del 1992, anno in cui è stato costruito il Cristo processionale, era proprio questo piccolo Crocifisso ad essere portato in processione”.

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