Chiavari. Con una Messa di congedo, questa sera, in occasione della ricorrenza del Sacro Cuore, monsignor Alberto Tanasini ha salutato la comunità di cui è stato vescovo 17 anni, fermo restando che continuerà a vivere qui, nel Tigullio. Nel suo intervento, questa sera, all’omelia, Tanasini ha ricordato la giovane Camilla, cui aveva dato la cresima pochi anni fa, e parlato di un’altra ragazza con gravi problemi di salute. Prima, il vicario, don Stefano Mazzini, aveva portato il saluto dei presbiteri diocesani. A seguire, è intervenuto, a nome dei Comuni della diocesi, il sindaco di Chiavari, Marco Di Capua.
Riportiamo un largo passo delle parole di monsignor Tanasini:
«Ci salutiamo dopo 17 anni di cammino fatto insieme. Direte che è un saluto un po’ strano. In effetti, mi fermerò qui tra voi. Non vado via. Allora rimane una finzione? Una formalità? Vi assicuro di no, perché vivo un distacco che mi penetra l’anima. Immagino che sia il distacco di quando i figli se ne vanno: sono sempre i tuoi figli, ma non sono più tuoi. Ecco, questo è quello che vivo. Per questo è giusto salutarci. Cambia tutto per me. Questo passo lo faccio volentieri, però, perché so che è per il vostro bene, per il bene di coloro che amo. Sento la maternità della Chiesa anche in questo momento, in cui mi chiede questo passo indietro. È una maternità che vuole il bene dei suoi figli: il mio ed il vostro, perché è bene, per voi, che io me ne vada. D’altra parte, ci tengo a dire che questo distacco è particolare. Il vescovo emerito, non è il vescovo che “va in pensione” ma è una condizione di vita: mantiene profondi legami giuridici, spirituali e affettivi, reali, con la chiesa che lascia. Questo, dicono le leggi della Chiesa ma questo dice, soprattutto il cuore. Non mi sentirò per nulla estraneo a questa comunità, anche se nascosto. Essere nascosto è una mia volontà, oltre che un dovere. Non mi resta che chiedere perdono e non sono, nemmeno queste, parole formali, ma vere. Devo chiedere perdono ai miei preti, che ho amato davvero ma che, forse, non sempre ho capito, forse non ho abbastanza visitato, sostenuto. Chiedo perdono anche a tutti voi, popolo di Dio, perché anche per voi posso aver mancato nella comprensione, nella dedizione, nella attenzione».