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Sori, decisa la chiusura dello Sprar. Avevano protestano le Sardine del Tigullio. Le ragioni della maggioranza

Sori. Con un accesissimo consiglio comunale, lunedì sera, la maggioranza che regge il Comune di Sori ha deciso,nel voto finale, di chiudere l’esperienza di accoglienza dello Sprar avviata dai precedessori. Un folto pubblico presente alla Soms di Sussisa, dove si svolgeva la riunione, ha protestato. Ricordiamo che l’interruzione degli Sprar, formula di accoglienza di richiedenti asilo, a Recco e a Sori, aveva suscitato la manifestazione, sinora unica, delle Sardine del Tigullio nel Golfo Paradiso. Ecco il comunicato con cui la maggioranza spiega la propria scelta:

“Il Consiglio Comunale di lunedì ha segnato, per la maggioranza che governa Sori, lo spartiacque tra il prima ed il dopo, tra la correttezza istituzionale e lo stravolgimento delle regole. La presenza di molti spettatori con atteggiamenti più da stadio che non da assemblea istituzionale ha costretto il presidente del Consiglio Comunale ad una serie infinita di deroghe al regolamento, scritto e non, trasformando di fatto il Consiglio Comunale in un comizio elettorale. “Forse ho sbagliato – commenta il Presidente del Consiglio Marco Visca – ma ho preferito dare deroga su tutto per la presenza di numerose persone, tra le quali diversi esponenti del PD dei comuni limitrofi, che ho avuto l’impressione fin da subito avessero partecipato in maniera organizzata, aspettando proprio un dibattito in forma di comizio per poter fare il tifo. Mi è spiaciuto, ma avrei dovuto far sgomberare l’aula più volte dalle forze dell’ordine se avessi fatto rispettare il regolamento visto che i diversi richiami non sono stati ascoltati. Tornassi indietro non so se farei lo stesso”.

“La mozione della minoranza di Sori 2020+ non è stata nemmeno letta ed è partito un comizio di circa mezz’ora da parte della minoranza che ha parlato dello Sprar, delle storie, molto toccanti invero, di migranti e perfino di un bambino malato di tumore – così commenta l’assessore Luca Pittore – tutte cose che come uomo e come padre mi hanno scosso e sfido il contrario, ma non entrando mai nel merito della mozione la minoranza non ha consentito un corretto dibattito. Poi quando ho fatto notare che una simile mozione, un atto pubblico, una qualsiasi forma di pietas per i Soresi sfollati a causa della frana dello scorso autunno hanno risposto di aver chiesto in Comune. Quindi per lo Sprar la minoranza di Sori può spendere una mozione mentre per gli sfollati soresi no?”.

“Ci hanno accusato delle peggiori nefandezze, di atti di crudeltà, cose che ci si può aspettare nel gioco della politica e che accettiamo, ma sono state offese gratuite – così commenta il vicesindaco ed assessore Cristiano Benvenuto – quando in realtà per prima cosa ci siamo informati che le famiglie ed i bambini avessero un percorso sicuro e che non patissero. Sono un padre, ho idee diverse per quanto riguarda l’immigrazione e lo Sprar, ma non sono un criminale”.

La decisione della maggioranza è stata presa sulla base di un’analisi di costi e benefici, “sulla fredda analisi dei numeri che ci dicono come le spese per l’immigrazione non siano sostenute dall’Europa, ma siano per la quasi totalità a carico dello Stato Italiano – commenta il consigliere Roberto Sandri che durante il consiglio ha presentato la relazione economica – e quindi frutto della fiscalità. Le spese per l’accoglienza sono sulle spalle degli Italiani che con le loro tasse, il loro lavoro, pagano la scelta di avere questa gestione dei flussi migratori. Sono stato attaccato per aver parlato di numeri e di costi, ma cosa dovevo fare di diverso? L’analisi va fatta sul bilancio e certo che di fronte alla storia di una madre che vende tutto per provare ad offrire ai suoi figli un futuro migliore in Italia cosa dovevo rispondere? Che ci sono centinaia di migliaia di giovani italiani che sono costretti ad andarsene dall’Italia perché non è più un paese che offre a loro opportunità? E quando ho detto che gli aderenti allo Sprar hanno dei privilegi non credo di aver detto nulla di male, ad esempio hanno qualcuno che pensa a sfamarli ed è un di più rispetto, ad esempio, a quei pensionati che devono cercare nella spazzatura del cibo. In Italia, anche se questo governo dice il contrario, esiste ancora la povertà ed i poveri  di cui 1.260.000 sono minorenni. Nel 2018 le famiglie povere (in condizioni di povertà assoluta) nel nostro Paese erano oltre 1,8 milioni (pari al 7% del totale delle famiglie italiane), 5 milioni di individui poveri (l’8,4% del totale). Torno a dare dei freddi numeri, ma rispetto a questi poveri italiani chi ha il “pocket money” quotidiano ha un privilegio”.

“Quella presa è stata una decisione che ci ha visto tutti uniti e che ci ha interrogato molto – così commenta il Sindaco Mario Reffo – una decisione non facile, ma una decisione presa nell’interesse di Sori visto che, come abbiamo dimostrato, non è vero che per Sori è un’operazione a costo zero. La minoranza – continua il primo cittadino di Sori – ci ha accusato di non aver scritto nel programma che avremmo chiuso con lo Sprar, ma ci mancherebbe ancora. Dirlo in campagna elettorale sarebbe stato un mero atteggiamento ideologico, lo stesso di cui la minoranza ci accusa, invece noi abbiamo sempre dichiarato la nostra contrarietà come metodo, ma che avremmo verificato la convenienza per Sori di chiudere, o meno, questa esperienza. Abbiamo verificato e abbiamo deciso. Purtroppo per la minoranza non siamo così tanto scellerati da agire sotto comando, anzi, siamo molto liberi e liberamente questa amministrazione affronta in maniera politica una questione di interessi prevalenti. Prima vengono gli interessi di Sori e dei soresi e poi le idee, le ideologie e gli interessi di partito, almeno così la pensiamo noi e lo mettiamo in pratica”.

Il sindaco Reffo (nella foto, la sua presentazione prima delle elezioni) rivendica, poi, come abbia mantenuto le promesse elettorali: “Avevamo promesso che avremmo portato il Consiglio Comunale nelle frazioni per parlare dei problemi li dove i problemi sono, lo abbiamo fatto a dispetto della convenienza e questo è un atto politico: mantenere la parola data, quando possibile, è una scelta così come quella di dire che non è con l’accoglienza indiscriminata che si risolve il problema dei flussi migratori. Sono scelte che dividono, e lo sappiamo bene, ma sono scelte che, chi fa politica, deve prendere”.

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