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Real Fieschi, Levaggi allo scoperto:”Liquidazione società inevitabile. Il futuro? Io in bici o a tifare Samp, il Real Fieschi solo a un presidente, non un traghettatore

La voglia di parlare è poca anche se di cose da dire ce ne sarebbero tante. Andrea Levaggi, ormai ex presidente del Real Fieschi, prova a guardare avanti. Ci sono dieci anni di storia sportiva che non possono essere dimenticati. Ma nonostante sia intento a lavorare ed a concentrarsi nuovamente sul suo amato ciclismo e sulla sua amata Sampdoria, alla fine, è stato scovato. Non facile come impresa. Il presidente Levaggi in questi giorni ha staccato i ponti quasi con tutti evitando discorsi e polemiche, ma anche pressioni di vario genere. Alla fine, però, cede. “A patto – dice – che mi chiamiate architetto Levaggi, io presidente non lo sono più. Parlo questa volta, poi non so se lo farò ancora. Perchè? Per fare chiarezza e mettere una pietra tombale sopra il cadavere del Real Fieschi sul quale forse anche alcune iene si stanno aggirando e festeggiando”.

L’inizio non è incoraggiante. Del resto non potrebbe essere altrimenti. Il Real Fieschi è scomparso la sera del 7 gennaio 2020 dopo praticamente un decennio di vita sportiva e vari risultati agonistici tra cui alcuni mai accaduti nella cittadina di San Salvatore. E’ scomparso perché l’assemblea dei soci ha praticamente all’unanimità deciso che la via della liquidazione fosse l’unica che permettesse al presidente (pardon, ex) in tempi non determinati di rientrare di alcune sue pesanti esposizioni personali e patrimoniali e soprattutto che mettesse in condizione una società in forte condizione creditizie di non continuare ad accumulare debiti e soprattutto ritardi ed inefficienze gestionali che tanto stavano pesando sul modus operandi di Levaggi. “Vuoi sapere quando ho deciso che era il momento di dire stop? Quando ho sbagliato, perché un presidente deve sempre mettere la faccia e parlare in prima persona, a mandare la squadra a giocare a Bogliasco invece che a Moconesi. Una cosa per me inconcepibile ed inaccettabile. Mi sono sentito veramente al capolinea ed ho messo in atto tutte le migliori azioni per non lasciare il locomotore in mezzo ai binari, ma per portarlo dove doveva stare: sul binario morto”.

La decisione finale, però, è figlia soprattutto di una situazione economica non semplice: alcune decine di migliaia di sponsorizzazioni regolarmente contrattualizzate, fatture emesse anche due tre anni fa e non riscosse, l’ impossibilità continua di ricapitalizzare. E cosi ecco la soluzione finale.
“Azzerare i costi sino ad un cospicuo rientro dei crediti, ecco la strategia – spiega Levaggi -. Ma i tempi dello sport sono e devono essere più veloci di quelli della giustizia a cui ci siamo rivolti per tutelare nostri interessi più che legittimi. Per azzerare si poteva optare per due soluzioni: il totale volontariato da parte di tutti, enti pubblici compresi, o smettere di spendere e quindi di giocare. Perché sia ben chiaro che una cosa ho capito in questi dieci anni. Che se c’è una cosa che non è un gioco è proprio il calcio e men che meno quello dilettantistico e quello giovanile”.
Chiaro quindi, a quel che pare dalle parole di Levaggi, che la disponibilità a collaborare a completo costo zero l’ex presidnete non l’abbia incontrata o comunque non l’ha trovata in tutti tanto che si dice anche consapevole che non sarebbe stato possibile incontrarla “perché – dice – ci sono di mezzo anche costi pubblici e prestazioni lavorative in un certo senso”.
La soluzione chiusura e liquidazione ha avuto un effetto deflagrante su tutto il mondo calcio con conseguenti reazioni. Ma c’è qualcosa di più. Ed è quello che emerge dalla parole di Levaggi che suonano quasi come un testamento. Il concetto che esprime ruota attorno alla volontà di fare in modo che gli atleti siano liberi e svincolati da qualsiasi legame con una società inesistente e, quindi, liberi di continuare l’attività in qualsiasi momento ed in qualsiasi realtà sia per quel che riguarda i più grandi che soprattutto i più piccoli.
Levaggi su questo aspetto è chiaro e convinto:“Io, noi, il Real Fieschi. Tutto questo non era in grado di andare avanti: ha scelto la strada della correttezza e della trasparenza. Ho riconosciuto i miei limiti, magari i miei errori. Ma ho voluto garantire quello che di più importante vi è nella vita di tutti i giorni: la libertà. E sinceramente mi pare alquanto strano sentire parlare di sociale, di gioco e di possibilità dall’interno di un mondo che fa dei vincoli, dei premi di preparazione, del comprare titoli sportivi, delle fusioni più pittoresche la sua essenza. E soprattutto mi fa strano che non si capisca come con un semplice gesto da parte di amministrazioni pubbliche e di società nostre ex concorrenti tutto si risolva con semplicità. Basterebbe che il Comune non facesse pagare il campo a nessuno e nessuno facesse pagare rette o semirette e lavori a zero ed ecco che i bambini domani potrebbero giocare”.
Ma più o meno sottotraccia c’è chi sta lavorando per provare a salvare la baracca. Levaggi potrebbe essere interessato a cedere alle lusinghe di eventuali improvvisi finanziatori esterni dell’ultima ora? La risposta è chiara:“Levaggi non deve accettare nulla da nessuno perché Levaggi non è più il presidente di una società che non esiste più – dice l’architetto parlando di sé in terza persona -. Se quel qualcuno vorrà, dovrà fare il presidente non il momentaneo finanziatore e dovrà fare il presidente a San Salvatore con i miei ex ragazzi e per i miei ragazzi. In caso contrario i miei ex ragazzi saranno liberi perché io posso averli delusi e traditi ma certamente li ho lasciati liberi. Penso che nessuno questo possa discuterlo e nessuna possa impedirlo”.
Cosa farà e cosa penderà quindi Levaggi nei prossimi giorni? “Non devo fare nulla se non aspettare la ratifica della cessazione attività da parte della Figc che, in coscienza, ritengo possa già attivare ben conoscendo la nostra determinazione in questa scelta. Pensare? Guarda, penso ad andare in bicicletta a fare tre punti contro il Brescia domenica”.

Il Real Fieschi è già alle spalle.

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