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Il depuratore di Chiavari è fermo da circa due mesi. “Ci copriamo di ridicolo ma il problema è l’ambiente”

Chiavari. Non ci sono state comunicazioni di questo tipo ma il depuratore di Preli è inattivo da circa due mesi, ovvero dalla tromba d’aria del 5 novembre, che ha provocato danni in tutta la zona (nella foto). Lo scrive, oggi, Il Secolo XIX, pubblicando la risposta ricevuta da Iren dopo che il tema era stato sollevato da Piero Renzullo, presidente del comitato “Salviamo Preli dal depuratore”. Questi aveva notato che l’impianto scaricava a mare e la situazione è stata di fatto confermata da Iren Acqua Tigullio. Il depuratore di Chiavari dovrebbe tornare a funzionare a pieno regime a fine mese, dopo che le vasche sono state svuotate ed alcune parti riparate o sostituite. Il livello di inquinamento conseguente, intanto, però, dice Iren, rientra nei parametri di legge.

Sul tema interviene il MoVimento 5 Stelle di Chiavari, con la seguente nota:

Facciamo un gioco: immaginiamo che il depuratore di Preli abbia ricevuto tutte le manutenzioni e le attenzioni promesse sin dai tempi di Agostino sindaco. Oggi avremmo un impianto coperto, funzionante e sicuro, forse persino ammodernato, ed esagerando potremmo immaginare anche un centro sportivo curato, con gradinate agibili e aree circostanti recuperate. Quanti anni sono che ci crogioliamo nell’idea che Chiavari è a norma, che le sanzioni europee ci fanno un baffo, e che sopra la testa teniamo ben salda l’aureola della coscienza pulita? Erano gli altri Comuni a doversi aggiornare, il problema era loro. 

Eppure, a guardarsi indietro e ad osservare l’evoluzione di quell’impianto, è difficile non pensare che da molto, molto tempo fosse stata presa la decisione di spostarlo. Altro che (vane) promesse a Colonia Piaggio, progetti su campi da tennis nuovi e prolungamenti della passeggiata a mare.
Il trucco come sempre è lasciare andare: parole, idee, tempo, impianti; e un giorno si vedrà. Un giorno le condizioni saranno tali che il recupero sarà troppo costoso, la gente sarà tanto stufa e indignata che accetterà anche un depuratore comprensoriale in riva al mare (anzi, lo applaudirà), i tempi saranno tanto stretti che bisognerà muoversi d’urgenza, le scadenze tanto vicine che le gare pubbliche e i noiosi iter normativi saranno candidamente bypassati.
E nel frattempo? Niente di che: impegno profuso non ne serve molto, fortunatamente di tanto in tanto qualche evento meteo straordinario regala buone scuse e liquami in mare se ne possono sversare (per mesi), tanto chi controlla? Purtroppo l’impianto è vecchio, per i miracoli non siamo ancora attrezzati.
Nel frattempo guardiamo a Stoccolma, a Copenaghen: là i depuratori sono praticamente in centro città, che bravi. Virtuosi questi nordici. Ma si sa, loro sono pochi, è facile. Noi invece…
Noi nel 2020 abbiamo impianti da terzo mondo, volontà pubbliche deboli quando non disinteressate, senso civico che si desta solo quando viene sfiorato il giardino di casa. Ed è frustrante sapere che tecnici bravi e competenti, capacità e iniziativa ne abbiamo da vendere (agli altri).
Nel frattempo paghiamo servizi inesistenti e guardiamo un mare che sotto (e a volte anche sopra) riceve direttamente le nostre acque. Nere.
Non si tratta solo della balneabilità, della superficialità di un’amministrazione (pubblica, privata e mista) che se ne sta di quello che i gestori fanno e dicono, del ridicolo di cui ci copriamo; si tratta di ambiente, di tutela di ciò che abbiamo in prestito, di amore per i posti che viviamo (anche fuori dai nostri piccoli giardini). Da ultimo, e non per essere pedanti, di rispetto delle norme, che esistono e sono spesso valide.
Non vorremmo che il gioco si concludesse con un impianto nuovo, piazzato in zone senza senso, motivato dalla vetustà del depuratore esistente e che magari pretendesse di raccogliere i reflui di mezzo Tigullio!”.

 

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