IL MURO DELL’INCIVILTA’ DI UNA RIVIERA CEMENTIFICATA
9 novembre 1989. Trent’anni fa cadeva il Muro di Berlino che per i trent’anni precedenti aveva diviso la capitale tedesca, l’Europa, il mondo intero. Scorrendo oggi i giornali, le agenzie, i social che ricordano la fine, peraltro senza spargimento di sangue, vengono in mente gli altri sbarramenti, grandi e piccoli, in giro per il mondo.
E capita ogni giorno anche nel Levante di dover sottostare a piccoli-grandi muri, che nulla, per carità, hanno a che vedere con il Muro di Berlino, ma che tuttavia contribuiscono a rendere sempre più difficile il vivere e affrontare le fatiche quotidiane.
In questo momento il muro più difficile da abbattere sono i rischi da maltempo. Bastano un paio di acquazzoni in più per provocare allagamenti e frane ovunque. Fatalità, “bombe d’acqua”- termine che fa tanto arrabbiare i previsori, ma di questo si tratta-, incuria dei corsi d’acqua, boschi e terreno abbandonati, potremmo andare avanti a lungo. Senza tralasciare un continuo uso incivile , barbaro e arrogante, se non proprio disonesto e illegale, del mattone e del cemento. Sulla costa e nell’entroterra, in un tourbillon di leggi nazionali e regionali facilmente aggirabili su tutti i fronti, compresi quelli dell’impunità.