San Colombano Certenoli. Potrebbe essere svelato, anche se, per ora, si tratta solo di una ipotesi, il mistero del “Masso di Cichero”, l’enorme pietra tutta coperta di scritte rinvenuta a circa 1.000 metri di altitudine, sotto al Monte Ramaceto. Il prof. Giovanni Mennella e il dott. Paolo Fiore, entrambi “epigrafisti”, il primo per l’età classica e l’altro per l’età medievale, ne hanno parlato, sabato, a Bedonia, nell’ambito dell’incontro tra Tigullio e Val di Taro.
Secondo il prof. Mennella “la lettura e l’interpretazione dei segni tenderebbero a confermare l’ipotesi iniziale di un luogo di culto dedicato a una divinità preromana, o meglio celtica, poi latinizzata con la romanizzazione dell’area. L’esame sistematico delle incisioni mostra infatti una persistente ripetitività di tre lettere (A – AV – AVI) probabilmente riferibili all’abbreviazione del nome della divinità, che si sarebbe chiamata Avi(—), un prefisso ricorrente nellonomastica celtica. In questo caso potrebbe trattarsi di Avicantus, protettore delle fonti e delle acque sorgive, il cui aiuto veniva invocato, in Val Cichero, incidendone il nome su questa sorta di altare e accompagnandolo con dei numerali che potrebbero riferirsi a offerte fatte o a sacrifici”.
La posizione in cui attualmente si trova il masso lascia pensare a uno scivolamento a valle in conseguenza di qualche evento naturale. “Non è tuttavia da scartare l’ipotesi – afferma il prof. Mennella – che sia stato deliberatamente rimosso dal luogo originario per impedirne l’ulteriore utilizzo“. In questo caso gli autori della rimozione potrebbero essere stati i monaci di Bobbio, seguaci dell’irlandese Colombano, che non esitavano a distruggere i simboli e i luoghi di culto pagani. “Unica nel suo genere”, come dice Mennella, quella di Cichero potrebbe essere una straordinaria testimonianza dello scontro tra la religione pagana e quella cristiana che subentrava.