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Onoreficenze a Tito, le ragioni di chi ha votato contro la revoca

Genova. Così come riportate dall’ufficio stampa del consiglio regionale, riportiamo le motivazioni di chi ha votato contro, oggi, alla proposta di Claudio Muzio e Angelo Vaccarezza di revocare le onoreficenze assegnate dalla Repubblica Italiana al maresciallo Tito e ad altre autorità della Jugoslavia comunista.

Giovanni Lunardon (Pd) ha annunciato voto contrario: «La storia non può essere utilizzata per fini politici, nemmeno per il più nobile. E’ sbagliato – ha aggiunto – utilizzare gli occhi del presente per mettere mano alla storia. Questa disposizione, che impedisce di revocare una onorificenza a chi non è più in vita, è presente in tante legislazioni del paesi democratici dell’occidente, altrimenti si rischierebbe di commettere gli stessi errori fatti dai regimi comunisti, che rileggevano la storia sulla base delle linee politiche di quel momento, perché – ha detto – è tipico di un regime totalitario voler cambiare la storia».

Luca Garibaldi (Pd) ha annunciato voto contrario e ha criticato «chi lucra sul dolore delle persone». Secondo il consigliere, infatti, il documento «non è una proposta politicamente sensata». «Occorre un approfondimento storico diverso e il processo politico – ha aggiunto – andrebbe fatto anche a chi ha scelto di attribuire questo riconoscimento, e mi riferisco al presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e al ministro degli esteri Aldo Moro. Credo, dunque, che il meccanismo della ricostruzione debba fermarsi perché anche gli errori nella storia sono ciclici».

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra&liberaMENTE Liguria) ha replicato alla maggioranza: «Non so cosa pensino i colleghi di Mussolini e di quello che ha fatto». Pastorino ha quindi annunciato voto contrario all’ordine del giorno: «E’ un documento strumentale e non condivisibile». Rispetto a tragici avvenimenti del Secondo Dopoguerra il consigliere ha aggiunto: «E’ stato un periodo cupo della storia dell’Europa e del nostro paese ed è una mia idea ferma che quei comportamenti non vadano ripetuti», ma – ha avvertito – «non bisogna cedere agli slogan».

Giovanni Barbagallo (PD) ha fatto una premessa storica: «Lo Stato italiano sapeva da tempo degli eccessi compiuti allora, ma la politica estera italiana ha avuto il sopravvento perché Tito aveva favorito la nascita dei paesi non allineati rispetto all’Unione sovietica, per giunta in uno scenario molto complicato come era quello nei Balcani». Secondo Barbagallo, dunque, quel riconoscimento «fu un contributo alla stabilità della politica internazionale. Invito tutti – ha concluso – a valutare la storia quando i fatti avvengono, in questo caso 40 o 50 anni fa, perché allora c’erano problematiche internazionali molto diverse da quelle attuali».

Mauro Righello (Pd) ha annunciato voto contrario «per una ragione di metodo e non di merito». Secondo il consigliere, infatti, è stato sbagliato l’approccio del documento «con un percorso a ritroso». Righello ha concluso: «Noi siamo rappresentanti delle istituzioni e di tutti i cittadini quindi dobbiamo lanciare un appello che non sia divisivo».

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