Rapallo. Storico difensore dell’Inter e della Nazionale, campione del mondo nel 1982, Beppe Bergomi si è raccontato, oggi, ai ragazzi dell’Istituto Liceti, nell’incontro organizzato dalla diocesi di Chiavari, ufficio scuola, nell’ambito del progetto “Credere”.
“Fondamentale è stata la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto, il nostro è stato un lavoro di squadra: la mamma che mi faceva sempre trovare il cambio ed il panino pronto prima degli allenamenti, mio papà che mi accompagnava alle gare – ha raccontato Bergomi, oggi commentatore tv e allanatore di una squadra dilettantistica -. Anche se, a differenza dei genitori d’oggi non mi hanno messo “presssione”. Mio papà lavorava sempre e molto, è venuto a vedermi giocare solo due volte (anche perché è mancato quando avevo 16 anni) e mia mamma è entrata a San Siro solo una quando giocavo in seria A. Ma il loro incoraggiamento non è mai venuto meno”.
Bergomi ha inoltre incoraggiato gli studenti a credere nei loro talenti, impegnandosi per metterli “a frutto”. “Allenare è bello, stimolante ed allo stesso tempo è un compito importante. Ogni ragazzo ha un modo differente di approcciarsi al calcio e, per questo, bisogna trovare una chiave d’entrata diversa se si vuole tirare fuori il massimo potenziale. Non basta insegnare la parte tecnica e tattica ma anche far capire che bisogna fare fatica se si vogliono raggiungere degli obiettivi. Anche se poi, il segreto, per me, è divertirsi. È quello che ho sempre fatto ogni volta che scendevo in campo perché, è vero che gli allenamenti sono duri ma ho avuto una fortuna incredibile, praticare lo sport più bello e farlo diventare il mio lavoro”.