rubrica

Monitor – Agroalimentare

I GAMBERONI ROSSI (NON) SONO UN SOGNO
FARE SISTEMA SU RISORSE DEL TERRITORIO

Il gambero, con i suoi proverbiali balzi all’indietro, non sarebbe proprio un esempio per il Tigullio che guarda avanti, invece sì, se parliamo del gamberone rosso di Santa Margherita Ligure che ieri mattina ha ricevuto ufficialmente la De.C.o, la denominazione Comunale di origine. Ignorata per tanti anni- in Liguria fu Dolceacqua, nell’Imperiese, fra i primi, ad adottarla, nel 2008, assegnando la certificazione alla Michetta, un dolce del milletrecento, divenuto simbolo della lotta al Jus Primae Noctis istituito in paese dal Marchese Imperiale Doria- la De.C.o, dicevamo, sta tornando in auge. Forse anche per la lentezza e la complessità delle Dop e Igp europee, che una volta approvate dalla burocrazia di Bruxelles, qualche volta deludono le aspettative.
Nel Tigullio, i gamberoni rossi di Santa Margherita Ligure, tutelati e promossi dal marchio comunale De.C.o e da un logo, affiancano ora i cubeletti e i pansoti di Rapallo e altre eccellenze del territorio ancora in attesa di una certificazione, dal cavolo gaggetta e la Torta dei Fieschi di Lavagna, le acciughe di Riva Trigoso, le nocciole di Mezzanego e Chiavari, dove si producono anche i tradizionali “Baci di Chiavari”, ai formaggi della Val D’Aveto, i vini autoctoni, l’olio extravergine di oliva e tanti altri prodotti dell’agroalimentare locale. Tanti tesori, tante risorse che non possono continuare a essere fiori all’occhiello dei singoli centri. Devono diventare patrimonio comune del territorio, e, sempre di più, segnali forti dell’accoglienza turistica. Ha ragione il “governatore” Giovanni Toti che ieri a Santa Margherita Ligure ha invitato i sindaci a fare sistema per promuovere una offerta davvero unica.

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