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Scoperta archeologica in via Vinelli: emersi due antichi piani stradali

Chiavari. Proseguono a Chiavari i lavori in via Vinelli per la realizzazione di un nuovo condotto di scarico delle acque piovane, che collega il centro storico con il principale che da corso Garibaldi arriva al porto. A seguito della costruzione del palazzo d’angolo tra corso Garibaldi e corso Assarotti, era realizza un’autorimessa che ha modificato l’antico canale, sostituendolo con un sifone, che oggi non funziona e non risulta più adeguato. Ciò ha reso necessarie, in quest’ultimo anno, diverse modifiche al sistema di scarico delle acque piovane della città al fine di evitare allagamenti. Nel tratto di via Vinelli interessato dai lavori, affollato da sottoservizi che complicano e rallentano gli interventi, l’assistenza archeologica ha portato alla luce due antichi piani stradali sepolti. È un primo tassello per la ricostruzione dello sviluppo urbanistico di questa parte della città, compresa tra il fossato che correva intorno alle mura ed il mare, e finora sconosciuta.

Il più recente dei due livelli stradali sepolti si trova a pochi centimetri di profondità rispetto all’asfalto attuale. Era stato realizzato in malta e verosimilmente è quello su cui si transitava all’inizio dell’800, quando sono stati costruiti gli edifici che si affacciano su via Vinelli. Il livello più antico si trova invece molto più in profondità: anche questo era realizzato in malta e conserva tracce di lastre in ardesia e al centro presenta una canaletta in pietrame per lo scolo delle acque. I materiali archeologici hanno permesso di datare questo piano stradale intorno alla seconda metà del ‘700 secolo, corrispondente alla viabilità riportata nella cartografia storica del Vinzoni.

L’elemento più eclatante riguarda la quota a cui è stato rinvenuto: il piano stradale, infatti, si trova sotto più di un metro di riporti artificiali rispetto a quello ottocentesco.  Ciò può ricondursi, forse, alla bonifica dell’area paludosa che si trovava alla foce dell’Entella prima che il fiume fosse costretto nel suo letto attuale.

“Questi nuovi elementi sono stati portati alla luce nell’ambito dell’attività di verifica archeologica prevista dal Comune che ha dato incarico ad un archeologo specializzato, Francesca Giomi, con la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria e in particolare di Nadia Campana, con cui si è operato in positiva collaborazione, senza che ciò abbia comportato ritardi nell’esecuzione del complicato lavoro” recita la nota diffusa da Palazzo Bianco.

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