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Monitor – I porticcioli

Mentre quel che resta delle dighe dei porticcioli di Rapallo e Santa Margherita Ligure, è in un fascicolo della Procura di Genova, per permettere ai periti e magistrati una analisi più approfondita su quanto è accaduto, i comuni del Tigullio gravemente colpiti dalla mareggiata di fine ottobre sono impegnati in una corsa contro il tempo per ottenere le risorse necessarie e ritrovare al più presto una parvenza di normalità.

C’è bisogno di una grande coesione fra tutti i cittadini, fra pubblico e privato, ma c’è soprattutto la necessità di un urgente e importante intervento finanziario del governo (o dell’Europa) che, come nel caso del Ponte Morandi a Genova, aiuti il Tigullio a rialzare la testa. Per restuirgli un golfo senza relitti in mare e incagliati fra gli scogli, le barche dei pescatori, un lungomare con i bagni e ristoranti, i fondali puliti, la suggestione di un panorama.

Questo disastro, di cui fino a ora non è ben chiara la portata, con danni e costi, che ammontano a qualche centinaio di milioni, potrebbe essere anche l’occasione per ripensare, nei prossimi mesi, a instaurare un nuovo rapporto fra città e porti turistici, siano essi pubblici o privati. Un nuovo rapporto tra le civiche amministrazioni e i porticcioli turistici che vada oltre le concessioni con i privati, anch’esse probabilmente, in qualche caso, da rivedere.

I porticcioli di Santa Margherita Ligure, Rapallo, Chiavari, Lavagna, inseriti nel cuore dei borghi cittadini, sono sicuramente siti nautici d’eccellenza, che creano posti di lavoro, ma tutti, chi più e chi meno, hanno bisogno di maggiori aperture e attrattività turistica per la città, in mare e nell’ entroterra. Dieci anni fa, il programma UE di Cooperazione tra Italia e Francia- Marittimo ci aveva provato, anche in Liguria, ad allargare gli orizzonti dei diportisti nel territorio per un possibile sviluppo economico e ambientale, con la creazione di itinerari e nuove idee sull’accoglienza, ma i risultati, francamente non sembrano esaltanti. I porti turistici che si sono aperti, e in qualche caso, come a Rapallo e Santa Margherita Ligure, purtroppo, spalancati, con la spaventosa mareggiata, sono spesso un territorio a parte della comunità, cattedrali nel deserto per i soli diportisti, spesso con l’ingresso protetto da una sbarra che vale la pena, forse, dopo la distruzione e la messa in sicurezza, di rialzare.

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