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Di Capua querela Levaggi, Colombo e Garibaldi

Chiavari. Il sindaco di Chiavari Marco Di Capua querela i tre consiglieri del gruppo “Noi di Chiavari” Roberto Levaggi, Daniela Colombo e Silvia Garibaldi. Dice il primo cittadino:

“Purtroppo non hanno ancora somatizzato la sonora sconfitta elettorale del 2017. Invece di criticare l’operato della mia amministrazione sul piano degli atti amministrativi, spostano il dibattito su piani personali manifestando la loro incapacità di svolgere anche il solo ruolo di opposizione. Confondono l’azione politica con l’azione amministrativa, in quanto il post a cui fanno riferimento è stato pubblicato sulla pagina Facebook di “Avanti Chiavari”, a firma del segretario Antonio Segalerba, ed è la risposta a notizie non corrette, diffuse da “Noi di Chiavari” tra le quali le “zero contropartite valide” che la città riceverebbe in cambio della collocazione del depuratore in zona Colmata.

L’associazione politica di cui faccio parte, ha uno statuto e un regolamento democratico nel pieno rispetto della nostra Costituzione e lo stesso statuto è stato sottoscritto da me e dagli altri membri fondatori davanti ad un notaio. Non sono pertanto accettabili affermazioni – diffuse a mezzo stampa – da parte di Roberto Levaggi, Silvia Garibaldi e Daniela Colombo secondo cui saremmo “amministratori prepotenti, manichei e perennemente fiancheggiati e spalleggiati da personaggi facinorosi, fascisti conclamati e pregiudicati.”

Ho pertanto deciso di procedere con querela nei confronti dei tre consiglieri per le frasi riportate sopra, che non rientrano nella critica politica perché attribuiscono fatti gravissimi e falsi agli amministratori, in maniera personale. Tali fatti ledono la morale e i principi civili su cui è stata impostata tutta l’attività politica e amministrativa, mia e del presidente del consiglio Antonio Segalerba, e di tutti i membri della mia amministrazione.

Purtroppo chi non ha argomenti validi, pur di avere un po’ di visibilità, non può far altro che offendere e mistificare la realtà. Mio malgrado, sono costretto, per la prima volta nella mia vita, a richiedere tutela giudiziaria”.

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