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“Tenendosi per mano”, alle Casette Rosse la Giornata Mondiale del Rifugiato

Nella serata di lunedì 25 giugno 2018, presso il Centro Giovani Casette Rosse di Sestri Levante, si è tenuto l’evento “Tenendoci per mano” ideato in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato di quest’anno.

La manifestazione, molto partecipata, si è svolta in un piacevole clima di festa, ed è stata organizzata dal Comune di Sestri Levante, dal Consorzio Sociale Agorà, dalla Cooperativa Sociale Il Sentiero di Arianna e dal Villaggio del Ragazzo, in collaborazione con Associazione Il Tè delle Donne nel Mondo, Caritas Diocesana Chiavari, Associazione Verità e Giustizia per Giulio Regeni – Il Tigullio non dimentica, Centro Giovani Casette Rosse, Centro Giovani Chiavari, Circolo A.R.C.I. Randal, Collettivo Art-Boom, Collettivo No Panic, Cooperativa Zucchero Amaro, Gruppo Interculturale Maria Madre – Lavagna.

Il commento della giornalista Marta Santamato Cosentino, regista del documentario Portami via, presente in sala durante l’evento il cui momento centrale è stata la proiezione del suo film:

«Il documentario Portami via è il racconto di chi si salva e lo fa in maniera eccezionale. È il racconto di un privilegio in luogo di un diritto, perché, di fatto, ad oggi le persone che arrivano in Italia a bordo di un aereo, quindi all’interno dei corridoi umanitari, sono un numero irrisorio, ma dal potenziale politico altissimo, specie di questi tempi.

Il film racconta la storia di una famiglia arrivata con il secondo corridoio umanitario, quello del maggio del 2016 da Beirut all’aeroporto di Fiumicino.

I corridoi umanitari sono una delle declinazioni delle vie di accesso legali e sicure di cui tanto si parla negli ultimi tempi e che tanto si cerca di ostacolare. Di fatto sono dei voli aerei di linea, al momento esistenti dal Libano e, da pochi mesi, anche dall’Etiopia. Si tratta un’esperienza che, tra l’altro, è stata replicata anche in Francia e in Belgio. Di fatto permettono l’esercizio, in sicurezza, del diritto di spostarsi, garantendo ai rifugiati e richiedenti asilo, e si spera che in futuro possa diventare una pratica estesa anche ai cosiddetti migranti economici, l’ingresso nel territorio italiano con un visto umanitario, che permette di evitare la condizione di illegalità.

Ho cercato di raccontare la storia una famiglia in movimento: da giornalista, era l’unico modo che io avevo a disposizione per non rischiare di parlare di numeri anziché di persone, perché con la migrazione questo è un terreno su cui è facilissimo inciampare. Pensavo che raccontare una storia familiare potesse aiutare il pubblico ad avvicinarsi a una dimensione che è molto attuale e quotidiana, spesso violentata nell’utilizzo mediatico che se ne fa, ma che di fatto, in quanto percezione, rappresenta una alterità.»

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