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La fede di un ragazzo raccontata ai ragazzi

Lavagna. La testimonianza di Antonio Gallo e Paola Cevasco, genitori di Marco Gallo, sarà il cardine dell’incontro dei giovani della Diocesi di Chiavari, in programma venerdì nella chiesa di Gesù Risorto di Cavi Arenelle, con arrivi alle 18

e apertura dell’incontro alle 18.30, con la preghiera con il vescovo Tanasini. Marco Gallo, nato a Chiavari il 7 marzo 1994,secondo di tre figli di una famiglia di Casarza Ligure, è morto nel novembre del 2011, investito da un’automobile mentre si recava a scuola, a Monza, dove la famiglia si era trasferita.  Viene ricordato, ogni anno, il primo di novembre, con un pellegrinaggio di parenti e amici a Montallegro.

Spiega don Alberto Gastaldi:La storia di questo adolescente, è raccontata nel libro pubblicato da Itaca “Marco Gallo. Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare”. Il titolo viene da uno dei commenti che Marco fece a una poesia di Eliot sul viaggio dei re Magi. Nel volume, che contiene tutti i suoi scritti di una vita insieme ai racconti di quanti lo hanno conosciuto, c’è un passaggio su San Benedetto, messo nero su bianco quando ha appena 9 anni. Marco è affascinato da una fede e una posizione umana che poi diverrà la sua: “Benedetto guardava attentamente ogni fatto che gli succedeva…lui era attento perché convinto che Dio gli parlava attraverso le cose”. Fin da piccolo descrive la bellezza della natura, della casa, del cibo e degli amici, nei diari e nelle poesie, ringraziando Dio. Comprende che la vita comoda proposta dal mondo, per lui fatta di cartoni, computer e giochi, non gli basta. I primi anni al liceo scientifico sono più travagliati. Poi due anni prima di morire il giovane si concentra sul metodo che sta scoprendo “per vivere pienamente la vita, per rispondere alle domande ultime; scritto per i giovani, raccontato da un giovane”. Gli ultimi tempi della sua esistenza sono di una grande intensità. Marco è lontano da ogni formalismo, tuttavia i compagni non immaginano una tale profondità di fede. Quello che il 19 marzo del 2011, circa sette mesi prima di morire, lo porta a decidersi definitivamente: “Da questo momento mi sacrificherò interamente alla ricerca della felicità e vedrò se la mia vera vita è in Lui o no”. La sera prima di morire, Marco aveva scritto a penna sul muro della sua camera da letto. Era rimasto colpito, segnato, dalla morte avvenuta la notte prima di Giovanni, studente universitario, amico di un suo carissimo amico, anche lui in un incidente di motocicletta. Marco aveva scritto: “Perché cercate tra i morto colui che è vivo?”. Quella scritta è ancora lì, nella camera di Marco, a casa sua”.

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