Nel 2016 soltanto un terzo dei consorzi dei proprietari di boschi e terreni della Liguria ha notificato alla Regione le somme incassate dalla vendita dei tesserini. A riferirlo è Fabio Tosi (nella foto), consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, che sul tema ha presentato una interrogazione:
«Nel complesso, da quando la legge è entrata in vigore, solo la metà dei consorzi hanno rendicontato le somme introitate, in barba alle norme in materia che li obbliga alla massima trasparenza sui guadagni. Se i cittadini che vogliono andare a funghi sono obbligati ad acquistare un tesserino (pena pesanti sanzioni), pretendiamo che i consorzi rispettino i parametri e i vincoli di trasparenza previsti dalla legge regionale».
Tosi ha analizzato la situazione con una associazione di appassionati cercatori di funghi: «L’Unione fungaioli italiani – riprende – stima che la cifra complessiva non dichiarata dal 2014 si aggiri tra i 300 e i 400mila euro. Che fine hanno fatto quei soldi? Come sono stati effettivamente impiegati? Quanti di quei denari sono stati effettivamente utilizzati per gli oneri di sfruttamento previsti dalla stessa legge, come la cura dei boschi e il rifacimento dei sentieri?».
Il dibattito sul tema si è svolto nel consiglio regionale di ieri, e Mai si è impegnato a vigilare efficacemente sulla questione: «L’assessore Mai, replicando alla nostra interrogazione, si è difeso sostenendo che la legge è scritta male e risulta di difficile interpretazione. Bene, ma se davvero fosse così, è ancora più grave che fino a questo momento il suo assessorato non sia intervenuto in sede legislativa e abbia accettato passivamente una violazione della legge. Resta il fondato sospetto che, se il MoVimento 5 Stelle non avesse sollevato il caso, Mai starebbe ancora facendo sogni profondi e la vicenda non sarebbe mai stata resa pubblica».
Così l’ufficio stampa del consiglio regionale aveva sintetizzato la risposta fornita in aula dall’assessore: “Ha detto che le norme relative al funzionamento dei consorzi per la raccolta funghi non sembrano sufficientemente chiare, lasciando quindi un margine di discrezionalità. Secondo Mai, pertanto, è necessario modificare la norma, per renderla più efficace e puntuale e ha evidenziato che ne frattempo la Regione ha scritto a questi organismi, chiedendo di regolarizzare la loro posizione – ove ve ne sia bisogno – e di fornire una dettagliata relazione sulla loro attività e con indicazioni precise su come vengono spesi i proventi ottenuti”.