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Il lavagnese Davide Ghinolfi nell’equipe che ha eseguito un trapianto di fegato con una tecnica innovativa

Pisa. Davide Ghinolfi, medico lavagnese di 42 anni, spostato con due figli, da 8 anni lavora nell’azienda ospedaliera universitaria di Pisa, punto di eccellenza per il trapianto del fegato, primo centro italiano da tre anni, e adesso all’avanguardia anche per per la chirurgia del fegato. Insieme ad una affiatata equipe con altri cinque medici ha eseguito un trapianto di fegato con doppia tecnica innovativa. L’organo è stato trapiantato da donatore a cuore non battente mediante perfusione normotermica. “E’ un intervento particolarissimo che pochi centri in italia e in Europa eseguono. E’ stata una avventura importante, questo ci permette una doppia valutazione ed un monitoraggio costante da donatore a ricevente, migliorando le condizioni del fegato, testandolo prima del trapianto”, spiega il dottor Ghinolfi.

“Interventi come questo sono importanti anche per noi, fanno crescere tutto il gruppo di lavoro, ci coordiniamo molto bene e adesso siamo concentrati su varie programmazioni innovative, grazie al nostro direttore che ci lascia ampi spazi di margine per lavorare e perfezionarci”. Ghinolfi ha compiuto tutti gli studi all’università di Genova, anche la specializzazione, poi ha continuato a New York e ora come detto da diversi anni vive e lavora a Pisa. Nello specifico, l’intervento è avvenuto sabato notte, con l’équipe di coordinamento infermieristico aziendale guidata dal dottor Juri Ducci e l’allerta dell’équipe di prelievo composta dal dottor Davide Ghinolfi e dal dottor Emanuele Balzano. La perfusione normotermica è stata realizzata proprio da Ghinolfi e da Erjon Rreka in collaborazione con Elisa Lodi. La procedura di trapianto è stata eseguita dal professor Paolo De Simone assistito dai dottori Nicolò Roffi e Marina Lucchesi, con l’assistenza anestesiologica fornita dal dottori Luca Meacci, Alicia Spelta e Lucia Bindi. Del trapianto ha beneficiato un paziente toscano in lista da circa 2 mesi. La foto dell’equipe sottostante, è stata scattata dopo il duemillesimo trapianto.

 

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