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Carlo Denei in partenza, a piedi per Sanremo: partirà il 3 febbraio

Genova. Ormai è nota ai più la coraggiosa e anche un po’ folle intenzione del comico e autore di Striscia la Notizia Carlo Denei: portare a piedi il suo nuovo cd a Sanremo.

Quale migliore occasione che sfruttare la clamorosa attenzione che ogni anno si riversa sulla manifestazione canora più importante d’Italia?

Denei potrebbe davvero entrare nei guinness dei primati per il concerto più lungo del mondo, infatti sono previste diverse tappe sul percorso dove il cabarettista insieme all’arrangiatore  Nicola Ursino si fermerà in diversi locali per eseguire alcuni brani del cd, L’ora di te.

Dopo la presentazione in viadelcampo29rosso alle ore 11 di sabato 3 febbraio, Denei e i suoi “accompagnatori” partiranno ufficialmente per l’ambita meta, lo stesso giorno alle ore 14.30 da Piazza De Ferrari. Il trionfale arrivo, che non passerà di certo inosservato, è previsto il giorno della finale del Festival di Sanremo ovvero sabato 10 febbraio.

Il cd è una raccolta di canzoni pop cantautorali, dieci pezzi che mettono al centro della scena l’amore. “Amore per la donna che ho sposato, per altre che mi hanno o che ho lasciato, per la mia città e anche amore per il pianeta, così poco amato e sofferente Un lavoro concepito più di un anno fa, svezzato e cresciuto dalla sapiente vena del mio amico Nicola Ursino, un arrangiatore che spesso trasforma le cose che gli porto in canzoni vere” racconta Denei.

Entriamo ora più nel dettaglio per conoscere meglio i singoli brani

“La prima canzone del cd è Alberi, solo apparentemente ecologica. Parla di piante, ma anche di tolleranza. L’albero in molte occasioni è sinonimo di emigrazione. Un pioppo con le radici in Francia, libera un seme che viaggia per migliaia di chilometri e poi magari trova la terra fertile, che so, in Grecia: un pioppo francese, in Grecia.  Nessuno lo sa, nessuno protesta”.

Miele amaro è tosta. Non so se è bella, a me piace. L’ho scritta pensando ai conflitti guerre che non finiscono mai e che devastano le persone, soprattutto quelle che non muoiono. Perché chi è scampato a una guerra non vuol dire che si è salvato. Chi è sopravvissuto a una guerra è morto dentro e questo potrebbe anche essere peggio che morire fisicamente”.

 Occhiali cinesi è una spensierata canzone d’amore. Occhiali ne ho tantissimi e tutti di bassissima qualità per il semplice motivo che li perdo. Avendo degli occhiali brutti, quando mi accade di smarrirli, non mi arrabbio. È una canzone di disagio, che però diventa d’amore per gli occhi di mia moglie che, essendo più giovani dei miei, non hanno bisogno che delle mie lusinghe, almeno spero”.

Rami è la canzone d’amore, amore folle e irrazionale per le mie radici. Parlo di Genova, che così com’è oggi, non mi piace più. Ma è anche vero che la tua città è come una madre; non te la sei scelta, ci sei nato dentro, ci sei legato, e così la accetti senza condizioni. Non ti va più bene niente di lei, la detesti, a volte la odi e ti allontani da lei, ma guai a chi te la tocca, guai a chi scrive cose brutte su di lei. È roba tua, roba che ami”.

 Infezione è un pezzo ecologista e pessimista: dal Vangelo secondo De Andrè.Non so se avete mai esplorato Google maps senza una meta precisa, così tanto per guardare le città dall’alto. Una volta osservavo queste macchie sul pianeta: Parigi, New York, Berlino. Macchie molto simili a quelle di una malattia. Nella canzone sono ottimista soltanto col mio pianeta di cui sciolgo la prognosi: guarirà”.

 Col contributo di due mostri sacri della nostra televisione come Ezio Greggio ed Enzino Iacchetti, Come farò ha acquisito autorevolezza e vivacità. Parla di un uomo che tenta goffamente di riorganizzarsi  dopo la fine del suo matrimonio. All’interno di un cd a tratti serioso, regala l’effervescenza di cui il lavoro aveva bisogno”.

Dopo la pioggia è una leggera poesiola che ho composto nel 1990 guardando l’ombrello non come oggetto ma come amico, un amico che mi toglie dai guai ma che io, distratto e irriconoscente, dimentico quando è passata la burrasca”.

 Con Lei e Genova si torna all’allegria. Ma, attenzione, si tratta della parodia di un’altra mia canzone, che nasce nel 1985 come pezzo serissimo, da tagliarsi le vene come si dice. A distanza di trent’anni l’ho ritrovata, ho riso molto di me, poi ho deciso di trasformarla completamente”.

Buenos Aires Roma, è una lettera che ho realmente scritto a una persona, trentacinque anni fa, nel 1983. Lei era andata a lavorare dall’altra parte del mondo e io le scrivevo e la pensavo molto. Nonostante i miei ventisei anni compiuti, vivevo un amore adolescenziale; un grande amore ricambiato con una grande amicizia. Ci misi un po’ a capirlo”.

Pure Pastrano è una canzone datata, l’ho scritta quando avevo ventidue anni, nel 1979 e per me allora il significato era molto semplice: si tratta della storia di un anarchico. Un ribelle che vive ai margini della società, ma quando si accorge che ci sono cose che a lui piacerebbe avere, diventa un po’ meno ribelle e prova ad entrare in una società, che gli va stretta, ma un po’ gli piace. È chiaro che ognuno può dare a una canzone il significato che meglio sente suo, non a caso questo pezzo fa parte di quelle che di solito, prima scrivo, e poi qualcuno me le spiega”.

Ringraziamo Carlo Denei per essere stato con noi e vi invitiamo a seguire quello che lui stesso ha definito “È il viaggio della trasmutazione di un comico verso la canzone d’autore.

 

 

 

 

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