Supermercato a San Michele, la sentenza del Tar

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Rapallo. Non si chiude la battaglia legale per la eventuale apertura di un punto vendita a San Michele, in via Fioria, al posto dei Cantieri Sant’Orsola. Il Tar dice esplicitamente no ad un supermercato di maggiori dimensioni ma impone al Comune di esaminare la domanda per uno entro i 400 metri quadrati.

Questa ma vicenda. Il Comune aveva presentato diniego alla dichiarazione di inizio attività (scia) che la proprietà aveva presentato il 16 dicembre 2016, per la ristrutturazione dell’immobile di via Fioria 18 bis con cambio di destinazione d’uso, da artigianale a commerciale. Così Giovanna Angiolini, rappresentata dagli avvocati Daniela Anselmi, Giovanna Anselmi e Andrea Macchiavello, chiedendo di revocare l’atto del Comune e di ottenere il risarcimento dei danni patiti per questo diniego.

La sentenza del Tar, pubblicata ieri, a seguito dell’udienza del 22 novembre, conferma la bontà del rifiuto del Comune, in base a quanto stabilito dal piano territoriale di coordinamento paesistico, che, si legge, “è vigente ad applicabile e impone la conservazione dell’insediamento, sì che è possibile affermare che una struttura di vendita come quella in progetto non rispetterebbe la norma che ammette soltanto interventi tali da non incidere in misura apprezzabile sui caratteri formali e strutturali propri dell’insediamento (comma 3”).

La ragione di natura urbanistica “supera” anche le norme sulla concorrenza e la libertà di commercio: “La disciplina denunciata – riprende la sentenza – sarebbe applicabile nel caso in cui il diniego impugnato fosse stato adottato per motivi, appunto, commerciali o di concorrenza, e non già per ragioni connesse alla pianificazione urbanistica e paesistica, come è nella specie”.

Tuttavia, il Tar rileva come fondato il ricorso, laddove lamenta il “mancato esame della subordinata istanza per poter aprire una più piccola struttura di vendita (400 metri quadrati)”.  Quindi “va rilevata la fondatezza dell’ultima censura, atteso che l’amministrazione civica non si è pronunciata sulla domanda subordinata presentata dalla ricorrente, contravvenendo così all’obbligo di legge”. Divise tra le due parti le spese per questo procedimento, ora il Comune dovrà esaminare la domanda per un punto vendita entro i 400 metri quadrati.