Musica

Lo storico musicista dei New Trolls Giorgio Usai si racconta: in merito alle nuove generazioni dice “non mi piacciono i cloni, l’artista deve essere unico e originale”

Un vero privilegio per i finalisti del Fantastico Festival poter contare sull’esperienza e la competenza di un musicista del calibro di Giorgio Usai.

Il famoso componente dei New Trolls sarà infatti il presidente di Giuria della finalissima del concorso canoro che si terrà il 27 maggio al Teatro di Cicagna.

L’intensissima carriera di Giorgio Usai, considerato uno dei massimi esponenti del rock progressivo italiano, inizia nel cuore degli anni ’60 nel complesso i Feudali, al fianco di Paolo Siani. Sempre in quel periodo si formano i Plep, gruppo  beat  il cui nome riprende le iniziali dei componenti tutti genovesi (Paolo Martinelli, Luciano Biasato, Enrico Casagni e Paolo Siani).

Nel 1969 fa il suo ingresso nel gruppo anche Giorgio Usai alle tastiere  e dall’anno successivo il gruppo cambia nome In Nuova Idea. Da lì una serie di partecipazioni e vittorie ad importanti manifestazioni musicali da Un disco per l’estate al Festival Pop e nuove tendenze di Viareggio.

Con gli anni ‘70 arriva la  crisi energetica, era il periodo dell’auterity , le domeniche  non si poteva circolare con le macchine e questo creava non pochi problemi per organizzare i concerti. Alla luce di tutte queste problematiche nel 1974 ci siamo sciolti come Nuova Idea e ognuno di noi ha intrapreso un percorso artistico autonomo. Io nel 1975 insieme a Ricky Belloni,  Belleno e D’Adamo sono partito dalla Bussola per accompagnare  Fabrizio De André nel suo primo tour con circa 100 date. Successivamente sono stato chiamato da Franco e Angelo dei Ricchi e Poveri” racconta Usai

Quando è avvenuto il suo ingresso nei New Trolls?

“I New Trolls dopo essersi sciolti si sono riformati 1976 con l’ingresso di Ricky Belloni alla chitarra. Io in quel periodo  ero impegnato con il tour di De Andrè e successivamente con i Ricchi e Poveri. Nel 1977 mi ha chiamato nel gruppo Sergio Bardotti, produttore della Vanoni per accompagnarla nel tour teatrale che partì dal Teatro Margherita,  in seguito all’uscita dell’album Io dentro, io fuori, realizzato dai New Trolls. Dopo questa esperienza sono rimasto nella band nella quale nel frattempo era rientrato anche Nico Di Palo. Questo è il periodo di due grandissimi successi, Quella carezza della sera e Aldebaran. Il disco, dall’omonimo titolo Aldebaran fu certificato disco d’oro. In Spagna eravamo primi in classifica  e abbiamo anche pubblicato un album solo per il mercato spagnolo“.

Dopo come è proseguito il suo percorso artistico ?

Dopo l’uscita dai New Trolls ho  preso parte al tour estivo di Christian e poi a quello di Eros Ramazzotti che partì  dal Canada oltre a numerose altre collaborazioni. Nel 1997 i New Trolls si sciolgono definitivamente per poi rinascere con due diverse denominazioni “il Mito” e “La leggenda”. Io nel 2000  sono entrato nel Mito dove suono tutt’ora accanto a  Ricky Belloni, Andrea Cervetto e Alex Polifrone. Il 2017 è particolarmente importante per la storia del gruppo perché ricorrono i  50 anni di musica dei New Trolls. La nostra impresaria, ha voluto creare un grande evento per celebrare la ricorrenza e stiamo portando in giro lo spettacolo “Notte New Trolls” che si concluderà in autunno con alcune date all’estero. Per l’occasione si sono aggiunti anche Gianni Belleno e Nico Di Palo“.

Com’è secondo lei la situazione della musica live attualmente ? è ancora possibile riuscire a far serate e trovare il proprio spazio?

Oggi la situazione è molto complessa, i giovani non hanno dei luoghi dove possono far ascoltare la propria musica, è tutto fermo e  complicato, a Genova in modo particolare. Mancano le opportunità, le occasioni per esprimersi, la musica live non ha più un suo spazio”.  

I New Trolls sono almeno musicalmente molto legati alla squadra della Sampdoria con  Lettera ad Amsterdam, storica colonna sonora immancabile allo stadio, e l’Inno ufficiale della squadra. Qual è il suo personale rapporto con le due squadre di Genova?

Io sono genoano ma mi è capitato più volte di cantare con piacere  l’inno scritto dai New Trolls alla festa del Doria. Anche la mia donna è sampdoriana, è un derby in famiglia. Io sono sempre stato un grande appassionato di calcio, l’ho sempre seguito con passione ma ultimamente sono molto deluso perché si è perso il vero spirito del calcio italiano. I calciatori sono quasi tutti stranieri, sembra che in Italia non sia più in grado di sfornare campioni”.

Ci sono dei cantanti o delle canzoni che ha particolarmente nel cuore?

“Tra i miei preferiti ci sono i Beatles con Yesteday, ma anche i Procl Harum con Salty Dog  e per quanto riguarda il panorama italiano in primis Battisti“.

Quali sono gli aspetti che tiene maggiormente in considerazione quando si trova a valutare  una esibizione?

Io do molta importanza  all’interpretazione, come il cantante si approccia al pezzo e lo fa suo.  Poi credo che giochi un ruolo molto importante anche la  presenza scenica. Poi l’impatto visivo, la scelta del look, sono aspetti altrettanto significativi ma devono essere supportati da una vocalità riconoscibile, distinguibile”.

Per concludere, Quali sono i consigli che un esperto come lei si sente di dare ai finalisti del Fantastico Festival e ai giovani in generale che si approcciano alla musica?

Premettendo che il livello ormai è molto alto, quello che fa la differenza è l’originalità. Quello  non sopporto è lo scimmiottare un altro. Il mio consiglio è quello di non omologarsi, di non cercare di assomigliare  a qualcuno ma di trovare la propria identità artistica, una  personalità precisa unica, riconoscibile. Quindi ragazzi,  siate voi stessi!”.

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