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Mumble Mumble- confessioni di un orfano d’arte: Emanuele Salce si racconta in uno spettacolo ironico e surreale

Genova. Mumble Mumble è  la tragicomica confessione di un orfano d’arte che si racconta al pubblico in maniera ironica, dissacrante, intima e coraggiosa. L’attore Emanuele Salce, interpreta se stesso mettendo in scena episodi della sua vita che per l’occasione vengono teatralizzati. “Lo spettacolo apparentemente sembra solo autobiografico ma in realtà ha un respiro molto più ampio. Le esperienze di vita e gli stati d’animo che porto sul palco sono quelli di ognuno di noi, si parla di umanità e della sensazione di  inadeguatezza che spesso si prova di fronte ad alcuni eventi. Sono sentimenti  nei quali tutti si possono ritrovare e  in questo spettacolo ci si ride anche sopra”, racconta Emanuele Salce che è sia protagonista in scena con Paolo Giommarelli che autore del testo con Andrea Pergolari.

Mumble Mumble- confessioni di un orfano d’arte, per la regia di Timothy Jomm,  sarà a Genova alla Sala Diana del Teatro Garage (Via Paggi 43 b)  sabato 28 gennaio alle ore 21,00 e in replica domenica 29 gennaio alle ore 17,00.

Emanuele Salce, è il narratore di tre morti: quella del  padre naturale, il regista Luciano Salce, quella del secondo marito di sua madre nonché suo padre adottivo, il grande Vittorio Gassman e, infine, quella metaforica: la sua. Nelle prove in camerino di un teatro parrocchiale di una sperduta provincia italiana, Emanuele Salce cerca di conciliare la verità assoluta che trova nelle pagine di Dostoevskij, ai momenti più grotteschi dei funerali dei suoi padri, dove incontra personaggi singolari, tra presenzialisti e volti bizzarri.

Scopriamo adesso qualcosa in più sullo spettacolo tramite l’intervista ad Emanuele Salce nella quale ci ha svelato  alcuni dettagli

Da cosa deriva la scelta del curioso titolo Mumble Mumble?

Mumble Mumble è un nomignolo che mi è stato dato quando ero piccolo per il mio modo di parlare un po’ borbottante e accartocciato anche su me stesso. Con il tempo ho scoperto di aver scelto il titolo più sbagliato, perché risulta di difficile comprensione. Il pubblico viene scoraggiato da questo titolo. Devo dire che non so se questo sia lo spettacolo meno visto ma sicuramente è  il più rivisto del teatro italiano. Al di là della perplessità iniziale, le persone che scelgono di venire a vederlo poi ritornano quasi sempre,  alcuni anche sette o otto volte!

Lei è oltre che protagonista anche autore di questo testo. Come è nata l’idea ?

“E’ stata una necessità. Mi è stato esplicitamente chiesto di scrivere qualcosa e, un po’ come spesso capita per i primi “parti” autoriale, sono finito sulla strada autobiografica. Inizialmente il tutto è nato per essere portato in scena una sola serata, quasi fosse una serata fra amici, poi  in un secondo momento ha preso la forma di un vero e proprio spettacolo”

Quali sono le emozioni che prova nel portare in scena un testo che la riguarda così da vicino?

Io in scena teatralizzo i miei vissuti, interpreto me stesso e questo aspetto mi coinvolge molto. Più che emozione percepisco la tensione, la responsabilità di proporre l’anima di un testo che e’ più di un testo per me.”

Oltre a narrare la morte dei suoi due padri, racconta anche della sua morte, in senso metaforico….

Si, alludo ad alcune situazioni in cui ho provato un tale senso di disagio e inadeguatezza da desiderare la morte come una liberazione, pur di uscire da quelle circostanze

Nel ringraziarla le chiediamo quali sono i suoi prossimi appuntamenti teatrali..

Continuerò a girare l’Italia con questo spettacolo per poi ad aprile riprendere una commedia con Siravo  e successivamente dedicarmi alle prove di un nuovo spettacolo”.

Ad affiancare Emanuele Salce in scena ci sarà  l’attore Paolo Giommarelli che nello spettacolo ricopre il ruolo del regista, ed è nello stesso tempo confidente e colui che spinge Emanuele alla confessione…

Paolo, come si è trovato a ricoprire questo ruolo di complicità e nello stesso tempo di provocatore della confessione dell’orfano d’arte?

E’ molto interessante per me interpretare un regista che cerca di costruire uno spettacolo in diretta in un duplice gioco meta-teatrale. Si, c’è molta complicità che viene citata anche nelle reazioni del pubblico. Una complicità che è sia frutto del lavoro attoriale, di sette anni di tournée e di un’amicizia e un’intesa con Emanuele che travalica il mero dato lavorativo“.

Com’è recitare con Emanuele Salce che in qualche modo interpreta se stesso e porta in scena il suo vissuto?

“Lo spettacolo, pur narrando fatti accaduti e vissuti, rimane comunque una pièce teatrale. Non è una confidenza o un racconto tra amici, Emanuele recita, non solo racconta. Quindi attinge agli artifici della professione. Quindi il rapporto scenico è lo stesso di qualunque altro spettacolo, un alternarsi di azione e reazione, che pare nasca direttamente sul palcoscenico ma che invece è frutto di tecnica e lavoro”.

Non ci resta che darci appuntamento al teatro Garage con Mumble Mumble, il 28 e il 29 gennaio.

 

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