Musica

In arte, Zucchero.

La vita umana non dura che un istante, si dovrebbe trascorrerla a fare ciò che ci piace, in questo mondo fugace come un sogno, vivere nell’affanno è follia…..ma non rivelerò questo segreto del mestiere ai giovani, potrebbero fraintendermi.

da Linea Gotica, CSI – Giovanni Lindo Ferretti.

In arte, Zucchero.

Aveva appena 14 anni quando Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, nutriva una passione per il gruppo storico dei Nomadi; un giorno prese la sua bici e si intrufolò nella sala prove a vedere estasiato il cantante Augusto, il quale gli offrì un mozzicone di sigaretta (!) ma quella sera fini così, solo in fumo…
Il giorno di una famosa fiera si fece accompagnare dal suo papà al concerto dei Nomadi così riuscì ad andare sotto al palco tra i cavi e domandare a Beppe Carletti con la faccia più ingenua che ci potesse essere: “Hey io sono Zucchero e sono un musicista, come si fa ad incidere un disco??” e Beppe gentilmente: “Devi incidere su un nastrino le tue canzoni solo voce e chitarra e portarle a una casa discografica e chiedere di Bruno Tebaldi. Ma Adelmo capì che se non avesse colto l’attimo sarebbe stato un vero disastro, così ottenne un appuntamento alla EMI a Roma, proprio la casa discografica dei Nomadi.
Cavoli! lui il nastrino però non ce l’ha!! allora chiamò Gary, Paolino e Marco e registrarono insieme una decina di pezzi: il risultato fu una roba strana tra Guccini e il progressive rock, c’erano canzoni che non finivano più come Il paese di Ken, La morte di Irene, Il dubbio…che titoli!….però era quello che andava al momento, echi della PFM, il miglior gruppo del rock progressive, musicalmente imparentata con gruppi come i Genesis, i Pink Floyd o i primi King Crimson.
Zucchero partì per Roma con il suo amico Marco, che sarebbe diventato il protagonista in Pippo, e dopo aver atteso un’ora su due poltrone vintage vimini thailandesi il manager Tebaldi, si avvicinò ed esclamò: ”E tu saresti il cugino di Beppe Carletti… vediamo un pò…. ma che palle questo singolo!” e Zucchero imponendosi di non balbettare: ”veramente Sig. Tebaldi è un concept album..” così glielo lasciò ma quel nastrino non lo riebbe indietro mai, l’unica copia!
Cercò a Milano di piazzare le sue canzoni alle case discografiche e gli editori dicevano che i suoi pezzi erano adatti alla voce di Mina, ma lei: “guarda le strofe sono fantastiche ma…è l’inciso che non funziona più”, insomma non succedeva mai niente!
A parte una, Succhiando l’uva, si convinse che le altre sue canzoni nessuno gliele fece mai ascoltare… se non il figlio Massimiliano, quando lo chiamò a lavorare per lei e tra i provini c’erano la splendida Diamante e Un piccolo aiuto.
Una mattina, mentre l’orologio segnava le 4 di notte, suonò il campanello: il suo amico Giulio Mogol di ritorno da Viareggio era affamato, aveva appena salutato Gianni Bella e Morandi…litigando con la moglie Angela, Zucchero guidò la macchina di Mogol col cambio automatico e arrivarono fino a Perugia a mangiare un gelato! Quella notte fu foriera di idee e celebrò la nascita di un nuovo album: Rispetto. Contemporaneamente Gino Paoli regalò ad Adelmo il testo Come il sole all’improvviso che, seguendo il consiglio del produttore Corrado Rustici, andò a San Francisco a conoscere Randy Jackson e completò così Rispetto.
Certo…con Donne a Sanremo arrivò penultimo e le facce dei manager in giuria furono non poco rassicuranti….ma, come si suol dire, Adelmo aveva un piano B…finire l’università di veterinaria fino a che…ecco le sliding doors: piacque alla Radio e in breve tempo una generazione intera conobbe il tormentone “Du du du”…
La missione di Zucchero musicista fu, è e sarà sempre legata ad una scrittura completamente libera e genuina. Con l’ultima serie di 11 concerti nella splendida cornice dell’Arena di Verona ha dimostrato di avere un cuore emiliano (Partigiano Reggiano) vicino a ciò che pensa la gente comune, all’immaginario sensuale individuale (Vedo nero) ben radicato alle proprie origini: “Aspetterò che aprano i vinai, più grande ti sembrerò e tu più grande sarai, nuove distanze ci riavvicineranno, dall’alto di un cielo, Diamante i nostri occhi vedranno. Delmo, Delmo vin a’ ca…” la frase d’amore dell’adorata nonna Diamante.
Canti di un’anima grezza, contadina e pura: “Me am pies i pir e am pies la roba che g’a cal donn”.
In fondo, Ci si arrende, come anche un ricordo brucia l’anima.

Linda Dell

 

 

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