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Fontanabuona, chiesti 14 anni per il tentato omicidio

Genova.  Quattordici anni di carcere per “tentato omicidio”: è la pena richiesta dal Pm del tribunale di Genova,  Paola Calleri, nei confronti di Giuseppe Bacigalupo, 82enne residente a Neirone.  L’uomo al momento, come misura cautelare, è sottoposto all’obbligo di dimora. La vicenda risale al 22 marzo 2015 quando, secondo l’accusa, Bacigalupo armato di un piede di porco, avrebbe aggredito intorno alle 21 la sua “badante” Maria S. (57 anni). La donna riportava ferite importanti alla testa e alla schiena anche se all’arrivo dei sanitari del 118 era vigile. La donna non ha mai accusato Bacigalupo limitandosi a dire di non aver visto l’aggressore perché colpita alle spalle mentre Bacigalupo stava preparando la cena.

Questa mattina, dopo la requisitoria del pm, c’è stata la discussione del difensore Emanuele Canepa (coodifensore Gabriele Trossarello) il quale in due ore circa di argomentazioni ha messo in discussione il ragionamento dell’accusa. “La ricostruzione del Pubblico Ministero è affascinante da un punto di vista inquisitorio, ma a dir poco romanzata e cinematografica oltre che destituita de ben che minimo supporto probatorio e logico” ha detto il penalista Emanuele Canepa di fronte al tribunale genovese snocciolando fatti, perizie e testimonianze a discolpa dell’ottantenne. E la prova sul palanchino (piede di porco) che Bacigalupo toccò, lasciando le proprie impronte, per usarlo nell’aggressione? “Non c’è – prosegue il difensore Emanuele Canepa – tale prova non esiste perché Bacigalupo non utilizzò mai questo strumento da lui mai visto in precedenza. Nella deposizione la precedente compagna dell’imputato – che fequento’ per anni la casa in questione – ha escluso di aver mai notato il palanchino”. Il penalista Canepa, fra le pieghe della sua difesa, ha fatto notare che: “La persona offesa non è mai stata sentita in fase di indagini sebbene abbia dato ampia prova, nel corso del dibattimento, di essere da tempo lucida e dotata di ottime capacità mnemoniche. Non è mai stata portata sul luogo dei fatti: ciò avrebbe consentito da subito di chiarire quel “trascinamento” riferito dalla stessa la sera dell’aggressione. Non è mai stata svolta una perizia cinematica sulle modalità degli eventi. I RIS si sono limitati a riferire in ordine ad accertamenti fotografici fatti da altri. Non è mai stata eseguita una perizia medico legale sulla donna nell’immediatezza degli eventi per comprendere, da un lato, il numero dei colpi inferti col palanchino e, dall’altro, la causa delle lesioni al torace ed alla schiena. Qualora fosse stato accertato che queste ultime erano state causate da calci o pugni, non si sarebbe dovuto attendere l’esito delle conclusioni cui è giunta la dottoressa Mazzone (medico legale) per comprendere che un anziano di ottant’anni, in degenza post operatoria per un intervento al femore, non poteva essere il colpevole di quelle lesioni riportate dalla vittima”. La sentenza è attesa per martedi prossimo.

1 Comment

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  1. gianni

    14 settembre 2016 18:37 at 18:37

    Dalla descrizione dei fatti sembrerebbero
    emergere notevoli incongruenze che generano qualche preoccupazione.
    Speriamo che tutti gli aspetti siano chiariti al di là di ogni ragionevole dubbio.

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